L'intervista, Di Nardo: "Io in campo per l'unità del centro-destra ortonese come nel c


Siamo stati ricevuti nella sua azienda per intervistare Angelo Di Nardo, consigliere di minoranza e capogruppo di "Libertà e Bene Comune-Fratelli d’Italia-Noi con Salvini". Ventinove anni, imprenditore nel settore della sicurezza e vice-presidente dell'Ortona Calcio, è stato candidato sindaco alle ultime elezioni amministrative (il più giovane dopo Giorgio Marchegiano). Sostenuto da una coalizione di centro-destra costituita da una lista civica e due partitiche, le quali peraltro danno il nome al gruppo consiliare, ha ricevuto 1.561 voti pari all'11,78%.

Angelo Di Nardo, cominciamo con l'ormai classica domanda: cosa pensi dell’esito delle elezioni?

Durante la campagna elettorale ho visto tanti altri candidati che si preparavano su cosa dire o cosa non dire. Io ero uno dei pochi candidati che aveva la fortuna di poter parlare liberamente perché di candidarmi non me l’ha chiesto nessuno e non dovevo rispondere a nessuno. C’è stato poi un rinnovamento effettivo soprattutto nei volti. Ma quello che non è cambiato, e l’ho detto anche durante il primo consiglio comunale, è la figura del sindaco, nel senso che questo è in continuità con il passato: Leo Castiglione ha infatti già ricoperto ruoli attivi nelle amministrazioni comunali, prima come assessore, poi come consigliere di minoranza. La mia candidatura nasce, per “amor patrio”, proprio perché Ortona aveva l’esigenza di interrompere questa continuità.

A cosa è dovuto secondo te il generale crollo dei partiti che ha colpito anche Ortona?

Vi parlo innanzitutto del centro-destra. Noi oggi nella provincia di Chieti non abbiamo avuto esponenti che si sono dimostrati degni di rappresentarlo. Anche andando a fare un esame delle città storicamente orientate a destra, realtà come Vasto e Lanciano sono andate in questi anni al centro-sinistra. Evidentemente qualcuno avrebbe dovuto fare un’attenta analisi di coscienza ammettendo i propri errori. Oggi invece continuano ad esserci persone che agitano idee di centro-destra ma che con una estrazione sociale di centro-destra non hanno niente a che fare. Si pensa solo ed esclusivamente al comando, al ruolo di potere, anche trasversale con il centrosinistra. E questo è stato percepito dagli elettori, non sottovalutiamo questo aspetto. Inoltre c’è un grande problema tutto ortonese che è quello della rappresentanza. Mentre i comuni limitrofi riescono ad esprimere dei rappresentati nei livelli regionale e nazionale, Ortona no. Così le decisioni vengono lasciate a chi non conosce le esigenze del nostro territorio. Da parecchio tempo a questa parte il Comune di Ortona è un ufficio delocalizzato della Regione e questo a causa del malfunzionamento dei partiti ortonesi che ha incrementato la sfiducia dei cittadini verso quest’ultimi. In questo momento c’è la necessità di vedere espressa oltre i confini comunali l’”ortonesità”, e all’interno del nostro gruppo politico abbiamo elementi che possono farlo.

Nel passaggio precedente sul centro-destra ti riferisci alla spaccatura abruzzese Razzi-Di Stefano in Forza Italia e al fatto che alle amministrative hai corso da solo con Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, dunque senza Forza Italia e separato da Polidori?

Avevo dato disponibilità a candidarmi mentre era in piedi un tavolo di coalizione intorno al quale erano presenti esponenti di partiti nazionali di centro-destra oltre a quelli delle liste civiche. Non c’era nessun nome su questo tavolo ed ho deciso di farmi avanti, proponendo la mia candidatura. Successivamente c’è stata una componente che ha deciso di non partecipare più a questi tavoli e si è staccata, non pronunciandosi affatto sulla mia candidatura. Questa componente ha iniziato poi a trovare un altro candidato. La morale è che il centro-destra era unito ma qualcuno l’ha voluto spaccare. E di certo non sono stato io a farlo. Anzi. Ciò che bisogna chiedersi è per quale motivo il simbolo di Forza Italia figurava alle amministrative nonostante la mia coalizione godesse dell’aperto sostegno degli onorevoli forzisti Razzi e Matteoli.

Eppure l’avvocato Polidori nell’intervista rilasciata al nostro blog ha accusato la vostra formazione politica di questa scissione.

Vanno corrette alcune inesattezze dette da Peppino Polidori in quella intervista. Il suo gruppo è quello che si è staccato perché il mio nome è stato messo sul tavolo per primo. Il nome di Polidori è stato suggerito da Tollo e non da Ortona. Inoltre non è stato affatto ratificato dai vertici regionali e nazionali del centro-destra. Polidori stesso infatti non deve rispondere della sua candidatura ai cittadini ma bensì a chi, cercando di manovrare la politica locale, gli ha chiesto di candidarsi. A dirla tutta, il suo gruppo consiliare non potrebbe neanche chiamarsi “Forza Italia” perché non è stato eletto con questo partito che quindi non avrebbe mai potuto “ratificare” una cosa del genere. D’altronde tutto questo è frutto della politica autoreferenziale di cui il centro-destra attualmente sta soffrendo, figlia di quei personaggi che oggi su Ortona si stanno nascondendo dietro Polidori. Il futuro del nostro centro-destra non può essere deciso da personaggi ormai “vecchi”, che nulla hanno a che fare con Ortona: non si possono prendere decisioni sulla nostra città da Tollo o da Arielli.

Quindi sostieni di essere l’unico vero rappresentante del centro-destra ortonese?

La politica dovrebbe essere unione e condivisione, il problema invece è stato proprio sulle persone. Ma oggi il centro-destra si sta rinnovando anche su questi temi legati alla rappresentatività. E se proprio bisogna fare un nome, di fatto oggi ad Ortona il centro-destra è riunito intorno alla mia figura.

In ogni caso, voi rappresentate sicuramente la destra nazionale a livello locale. Com’è il vostro rapporto con la dirigenza romana di Fratelli d'Italia e con il movimento di Salvini?

I rapporti sono buoni e condividiamo le linee guida di queste due formazioni. Attualmente sono socio e membro della fondazione di Alleanza Nazionale, oltre ad essere tesserato in Fratelli d’Italia. Durante la campagna elettorale ho avuto anche il piacere di entrare in contatto con i vertici regionali e nazionali di “Noi con Salvini” e della Lega Nord. Questa coalizione ortonese quindi inciderà tantissimo a livello regionale.

Come ti spieghi il buon risultato della lista “Noi con Salvini” in un comune del centro-sud Italia come Ortona, nonostante questa afferisca al leader della Lega Nord? Ve lo aspettavate?

Il rinnovamento a livello locale passa anche attraverso il rinnovamento di quei partiti come la Lega Nord, prima intesa come sinonimo di “federalismo” o “divisione Nord-Sud”, poiché come precisato dallo stesso Matteo Salvini, oggi il problema non è più "Roma ladrona" ma "Europa ladrona". Di fatto la Lega e "Noi con Salvini" fungono da raccordo per quelle forze politiche di destra che si rivedono in questo leader. Lo stesso discorso vale anche per la parte più moderata, quindi per l’intero centro-destra. Il buon risultato politico di “Noi con Salvini” ce lo aspettavamo, perché oggi non è tanto più il programma o la squadra che fanno la differenza ma sono le persone. Chi ha dato fiducia a “Noi con Salvini” ad Ortona ha dato prima di tutto fiducia alla persona di Salvini in quanto si è rivelato l’unico personaggio che ha veramente convinto tutta l’Italia.

Avete intenzione di collaborare con la maggioranza? Quali eventuali proposte avete intenzione di portare all’attenzione dell’amministrazione?

È fin troppo scontato che fare opposizione fine a sé stessa, come sta facendo già qualcuno, non ha alcun fondamento. Io, in prima persona, sui temi importanti, non ho alcun problema a confrontarmi ed eventualmente a votare a favore della maggioranza. Anzi. Cercherò di fornire la maggior collaborazione possibile per la città e continuerò la mia attività politica anche per informare la cittadinanza di quello che sta accadendo, nonostante i miei impegni imprenditoriali. Sento di dover dare il mio contributo anche e soprattutto dall’opposizione. Per esempio: nel prossimo consiglio comunale presenterò un’interrogazione scritta, dopo aver fatto una ricognizione sulle strade rurali, sull’immondizia in queste presente; oltre alla presenza di amianto in altre strade. Inoltre, mi sono messo personalmente in contatto con l’assessore di Chieti per cercare di metterlo a sua volta in contatto con il vicesindaco Polidori, per vedere se ci sono possibilità di completare la rete metanifera nelle contrade.

Che rapporto c’è con gli altri gruppi di minoranza? Ci sono dei limiti?

Stiamo cercando di valutare l’operato della maggioranza e abbiamo già fatto osservazioni contro un determinato modo di agire, come ad esempio sulle interpretazioni di alcuni articoli del regolamento. Quando un articolo impone determinate procedure bisogna attenersi a queste, a maggior ragione se c’è un segretario comunale a rimarcarle. I termini per fare un ricorso ci sono ma con questo ci sarebbe un eccessivo spreco di soldi e di tempo; il tutto per una questione che non è sicuramente prioritaria per la città in questo momento. Tutto questo va a sommarsi agli errori fatti già sulla convocazione del secondo consiglio comunale, all’errore sulle notifiche e il relativo uso della PEC. Se si continuerà su questa linea si potrebbe finire per commettere errori ben più gravi. Ci stiamo dunque facendo sentire come opposizione e fortunatamente abbiamo professionisti come Polidori e Marchegiano che sono attenti osservatori delle leggi. Su questo dunque, nessun limite.

Quali sono secondo te i problemi principali che l’amministrazione dovrà affrontare?

I problemi principali risiedono nelle contrade. Qui mancano le opere di urbanizzazione primarie: il completamento della rete fognaria, della rete metanifera, dell’illuminazione, la pulizia delle strade, la manutenzione e la pulizia delle scuole. Va dato maggior risalto alle contrade. Non è giusto che faccia più rumore una mattonella che manca per il corso piuttosto che una strada dissestata come l’uscita autostradale. Bisogna ripartire da queste cose, quindi prima di parlare di probabili smart-city dobbiamo pensare alle cose ordinarie. Anche Castiglione ha battuto su questi temi in campagna elettorale, ed è partito col piede giusto. Pensiamo a San Leonardo dove attualmente c’è un gran movimento amministrativo. Vorrei però che le cose continuassero anche altrove e non fossero solo un retaggio della campagna elettorale. Sicuramente avrei fatto scelte differenti per la variazione di bilancio, come ad esempio la scelta dell’addetto stampa. Infine, sull’ospedale, come centro-destra avremo un incontro con l’assessore regionale a breve. Vorremmo chiarire alla cittadinanza cosa sta succedendo realmente, perché pensiamo ci sia molta differenza tra un pronto soccorso e un punto di primo intervento. Quest’ultimo trasformerebbe l’ospedale di Ortona in un punto di smistamento verso Lanciano, Chieti o Pescara.

Nell’ultimo consiglio comunale non hai partecipato alla votazione sulla variazione di bilancio. Ci puoi spiegare perché?

Ho ricevuto una telefonata importante e non sono stato presente. Questa mia assenza non ha pregiudicato nulla trattandosi di una votazione scontata negli esiti. Ad ogni modo mi sono documentato, in vista del consiglio stesso, su tutte le voci in bilancio, come proprio sulla sentenza Seccia, in merito alla quale qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità.

Che idea hai riguardo alla Sentenza Seccia?

L’accordo iniziale sulla somma pattuita per l’esproprio che era stato raggiunto tra il Comune e la famiglia Seccia non è stato successivamente rispettato dal Comune. Di conseguenza questa famiglia oggi ha da recriminare, perché attende dall’ente comunale un ingente risarcimento che è stato stabilito dalla sentenza. Ci sono poi delle pesanti responsabilità politiche e amministrative in quanto nel secondo grado di giudizio il Comune di Ortona ha perso la causa in contumacia, ed oggi questi soldi (parliamo di circa 800.000 euro) pesano gravemente sulla comunità.

Sempre durante l’ultima seduta del consiglio, sei stato il promotore di una dichiarazione nella quale si esprimeva contrarietà al CETA. Ti aspettavi un accoglimento da parte del Consiglio?

Ho chiesto di esprimere una manifestazione di contrarietà alla maggioranza. La Presidenza del Consiglio dei Ministri sta per varare questo accordo che ci riguarderà da molto vicino soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura, che sarà danneggiata dall’arrivo di prodotti dal Canada con una tassazione agevolata. La nostra agricoltura rischia di crollare non avendo più lo stesso mercato. Ciò va a legarsi ad un altro problema che riguarda la tutela dei nostri prodotti DOC e DOP esportati. La ratifica di questo accordo porterà prodotti che al pari saranno molto più economici di quelli italiani. Si tratta di difendere la nostra agricoltura.

Fare qualcosa di concreto “contro” il CETA, come saprai, è impossibile. Qual è stato dunque il senso di quell’ordine del giorno?

Il senso è stato quello di catturare l’attenzione su questo tema. Di concreto oltre manifestare la contrarietà, si possono organizzare manifestazioni con la Coldiretti e la Confagricoltura e si può e si deve sensibilizzare il cittadino con maggiore informazione, visto che del CETA si è parlato pochissimo. Per esempio, con il mio gruppo avevo organizzato un convegno con illustri esponenti della politica nazionale e degli enti dell’ambito portuale ma il giorno dopo non se n’è parlato in nessun quotidiano locale. È il sintomo che su questi temi c’è una volontà, un indirizzo politico ben preciso di tenere tutto a tacere.

Oggi i comuni devono confrontarsi con i livelli superiori di governo per non restare ai margini. Come credi ci si debba muovere in tal senso?

Gli accordi europei in realtà non danno un vantaggio reale agli Stati Membri. Noi come terzo paese membro siamo quelli che versano di più e che ricevono di meno. L’Unione Europea aveva un senso se si fosse giunti ad un welfare unico, ad una difesa e una politica estera unica, ad una tassazione unica. Anche per quanto riguarda il CETA bisogna chiedersi a chi convenga realmente. L’unione europea va chiaramente rivista e va rivisto il ruolo dei paesi membri più importanti all’interno di questa comunità. Basti pensare ai provvedimenti presi da Austria e Ungheria contro l’immigrazione. Non può essere questa l’Unione Europea. L’Italia non ha potere decisionale nè tantomeno economico. Quello che dovrebbe fare il Comune di Ortona nel suo piccolo è quello di prendere una persona preparata nella lingua inglese, farle fare un’esperienza di mesi e mesi a Bruxelles e poi con quella risorsa, riportarla sul territorio e capire come raggiungere quelle dimensioni e accedere a quei fondi in modo da dare voce in capitolo alla Città di Ortona.

Un altro tema di attualità è la Zona economica speciale. Pensi possa rappresentare un’occasione per Ortona?

Per come la vedo io è un modo per fare campagna elettorale perché le aree economiche speciali sono già state individuate e tutti gli emendamenti che sono stati presentati anche in Senato non verranno accolti. Quindi il comune di Ortona può fare ben poco perché i giochi sono già stati fatti da un’altra parte. I soldi sono già stati stanziati e le aree già individuate: trattasi di Termoli e Pescara. Ortona non c’è. Nonostante la tanta pubblicità da parte del PD sulla ZES e le sue defiscalizzazioni e incentivazioni, bisogna dire invece che questa avrà un comitato che toglierà tantissimo potere decisionale ad Ortona. Non a caso anche la maggioranza è stata molto cauta sull’argomento, soprattutto perché la proposta deriva dal PD. Chi è che ha le carte per poter dire come sarà veramente la ZES è la Regione, quindi il Comune deve essere prima di tutto ben informato e conoscere i dettagli. Il dato politico e reale però è questo: è un momento per fare campagna elettorale per le prossime elezioni regionali. Dunque è tutto fumo negli occhi.

Cosa pensi delle vicende legate ai ritardi del dragaggio del porto?

Credo che il problema di fondo sia soprattutto politico. Se venisse fatto il dragaggio al porto di Ortona molte navi non attraccherebbero più a Pescara e neppure in porti come quelli di Bari e Napoli. Mi viene in mente, ad esempio, un’azienda importante collocata a Fara San Martino, che esporta tanto e che ha enorme necessità di materie prime. Se Ortona, grazie al dragaggio, riuscisse a diventare il porto di riferimento di questa azienda, la stessa eviterebbe di spendere il triplo rispetto a quanto spende attualmente in trasporto. Ma sul porto di Ortona c'è un disegno ben definito: il bando di gara è stato fatto male volutamente, cosicché qualcuno potesse impugnarlo per i propri interessi.

Immaginiamo che la sicurezza sia un tema caro al tuo gruppo politico, essendo anche dirigente presso una ditta di sicurezza. Quale pensi sia la situazione ad Ortona riguardo questo tema?

Spero e auspico che la giunta e il sindaco si rendano conto che Ortona ha un problema di sicurezza. Quest’ultima è prima di tutto una percezione che il cittadino deve avvertire. Ciò è legato anche ai recenti episodi di prostituzione in via Cervana, rispetto ai quali ho apprezzato molto il rapido intervento dell’amministrazione. A tal proposito, vi segnalo che Abruzzo e Molise sono ad oggi all’attenzione della direzione investigativa antimafia, che ha presentato un rapporto dettagliato in Parlamento su alcune infiltrazioni. Un problema reale di sicurezza evidentemente esiste. Ciò che il Comune può fare è muoversi all’interno del comitato della sicurezza per far sentire la propria voce, seguendo il protocollo d’intesa denominato “mille occhi sulla città”. L’obiettivo minimo deve essere la richiesta d’incremento delle forze municipali o della presenza attiva delle forze dell’ordine. Queste funzionerebbero da deterrente per i tanti furti e rapine di cui si sente parlare sempre più spesso nel nostro territorio. Inoltre aumenterebbe, come dicevo prima, la percezione del cittadino del proprio senso di sicurezza. Bisogna dunque investire nel personale, rimodulare e riattivare il piano di videosorveglianza cittadino attualmente non funzionante.

Il Family Day da voi organizzato ha suscitato alcune polemiche soprattutto sul web. Com’è andata? E come rispondete alle critiche?

È stata creata una polemica inutile da alcuni giornalisti de Il Centro che hanno voluto a tutti i costi far notizia, dando spazio e voce a chi, a mio avviso, non ne aveva alcun diritto. Parlare di omofobia e di razzismo, così come è stato fatto da alcuni movimenti di sinistra in riferimento ad un movimento come quello de “Il Popolo della Famiglia” è quanto di più sbagliato si possa dire su questa realtà. “Il Popolo della Famiglia”, vorrei ricordare a questi signori, è ispirato a cristianesimo e cattolicesimo, quindi prende come modello una tipo di famiglia inteso come “mamma e papà” ed è inoltre convinto della necessità di dare valore alla vita. Quello di "Sinistra Italiana" è un comportamento sciocco e questo genere di manifestazioni meritano rispetto, anche perché quella che definiamo come “famiglia naturale”, in Italia costituisce la maggioranza.

Hai praticato sport a livello agonistico e attualmente sei vice-presidente dell’Ortona Calcio. Secondo la tua opinione in che stato è lo sport ad Ortona?

A livello sportivo ho cercato di ridare lustro a questo paese – come del resto ho cercato di fare in campo politico – perché il calcio oltre ad essere diviso, rappresenta la città in categorie non consone alla storia della città stessa. Ortona dovrebbe ambire a qualcosa di più. Ho provato a riunire tutte le varie società calcistiche che frammentavano troppo il contesto sportivo cittadino, proponendo un’unica denominazione ed un contestuale rinnovo delle cariche.

Si può quasi dire che il calcio ortonese somiglia un po’ al centro-destra ortonese, con tutte queste divisioni…

È proprio così. È anche lo specchio di una città divisa su tutti gli aspetti. Bisogna capire che gli imprenditori non sono incentivati ad investire su una realtà cosi frammentata com’è quella del calcio ortonese. In più, una grande sfida che ho vinto e di cui sono orgoglioso è che con l’Ortona stiamo facendo calcio in una serie dignitosa come la promozione e soprattutto lo stiamo facendo con ragazzi ortonesi. Sette undicesimi infatti sono di Ortona. Sullo sport in generale, invece, ho una proposta: un biglietto unico per gli eventi sportivi capace di mettere a sistema tutte le realtà sportive della città, come la pallavolo e il basket, oltre al calcio.

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