L'intervista al nuovo segretario locale del Pd Matteo Bonfante. "La mia sarà una segreteria di centro-sinistra dalla parte degli ultimi"

Il neosegretario del Partito Democratico ortonese in un intervista rilasciata in esclusiva al nostro blog si presenta alla città come nuovo attore politico locale. Siamo partiti da un'analisi del recente voto amministrativo, fino a chiedere di fare un punto dello "stato di salute" del Pd ortonese e delle sue ambizioni da segretario. Non è mancato infine un giudizio sommario dei primi mesi di amministrazione Castiglione. "Ortona deve decidere se avere l’amministrazione solo delle buche e dell’asfalto oppure se vuole avere anche quella del sociale e del lavoro".

 

***

 

Lo scorso 22 ottobre si è tenuto il congresso cittadino del Partito Democratico per il rinnovo della direzione e del suo coordinamento. È stato eletto segretario Matteo Bonfante, il quale ha subito provveduto a rinnovare l'intero direttivo che è ora così composto: Alcini Sara, Boromeo Rocco, Bracciale Diego, Canosa Cristiana, Carulli Brigida, D'Anastasio Aldo, Davino Emma, De Chiara Giuseppe, Del Ciotto Maria Giuseppa, Di Salvatore Antonietta, Di Sipio Nadia, Menna Luca, Mililli Annamaria, Morganti Serena, Paolucci Giuseppina, Pellegrini Antonio, Polidoro Roberto, Profeta Luciano, Radico Lea, Romano Marino, Santoni Angela, Santoro Renato, Scarlatto Alessandro, Scarlatto Gianluca, Serafini Roberto, Tavani Manuela, Verì Barbara

 

 

Chi è Matteo Bonfante? Descriviti brevemente ai nostri lettori.

 

Ho 26 anni e sono innamorato della politica fin da bambino. Uno dei miei primi ricordi d’infanzia è sul divano con mio padre a guardare su Rete8 la diretta delle elezioni con il compianto direttore Pasquale Pacilio. Da qui è nata la mia passione per la politica che si è poi concretizzata nell’elezione per più anni a rappresentante d’istituto. Nel 2013 sono entrato formalmente nel Partito Democratico con l’avvio della segreteria cittadina di Alessandro Scarlatto. Un paio d’anni dopo ho partecipato attivamente alla campagna per l’elezione del segretario regionale del Partito Democratico dove ho sostenuto Alessandro Marzoli. Sono entrato successivamente in segreteria regionale con delega alla scuola, all’università e alla ricerca. Ora, dopo il commissariamento della segreteria del Pd ortonese di Camillo D’Alessandro, in seguito alle dimissioni di Alessandro Scarlatto, rivesto l’importante ruolo di segretario del Pd ad Ortona.

 

Come percepisci questa nuova responsabilità?

 

È una responsabilità completamente diversa da quella di amministratore. In questa posizione però mi trovo a mio agio. È chiaro che il Partito Democratico come tale abbia tante personalità e carismi differenti. Ciò, prima o poi, mi metterà nelle condizioni di dover fare il “domatore di leoni”. In qualche modo però sono sempre riuscito ad intrattenere rapporti buoni con tutti e spero di continuare a farlo anche in questa posizione. 

 

Alle amministrative di giugno ti sei candidato come consigliere comunale. Sei soddisfatto del risultato personale?

 

Davanti a me si sono collocate tre personalità di spicco come l’ex vice-sindaco, uno dei migliori avvocati di Ortona, e un assessore uscente, personalità quindi molto forti che hanno avuto esperienza professionale e tra cui due di loro anche politica. Guardando il bicchiere mezzo pieno non posso che dire di essere soddisfatto. Chiaramente l’ambizione era quella di fare l’amministratore.

 

Il Partito Democratico invece in quelle elezioni ha registrato un fallimento elettorale e per giunta viene fuori da un anno di commissariamento. Cosa significa per te essere diventato segretario cittadino in un momento così delicato per lo stesso partito nella nostra città come a livello nazionale?

 

Ci sono più significati: visto dall’esterno può rappresentare una grande opportunità dopo tutto quello che c’è stato per ricostruire dalle macerie. La cosa più preoccupante non è tanto il passato del Pd qui ad Ortona ma sono le problematiche a livello nazionale che il partito si trascina dietro fino al livello locale, basti pensare alle ultime elezioni in Sicilia. La vera sfida ed il significato principale del ruolo che ho adesso è quindi quello di far riacquisire credibilità a livello locale, rimanendo però cosciente della necessità, prima di tutto, di una svolta a livello nazionale.

 

Il Pd ortonese ha perso molti “pezzi” negli ultimi anni. Da ultima la corrente dei Coletti. Non pensi possa essere stata questa una delle cause principali del mancato accesso all’ultimo ballottaggio?

 

Guardando soltanto la somma aritmetica dei numeri potremmo dire di sì. In realtà c’è molto di più. Il Pd senza quella coraggiosa operazione intrapresa in prima persona da Camillo D’Alessandro e senza Rinaldo Veri, cui è spettata l’ultima parola, credo avrebbe raccolto meno. E non tanto dal punto di vista elettorale, quanto per il nostro futuro: non avremmo avuto infatti nessuna possibilità di ricostruire un nuovo progetto, ritrovandoci di nuovo coinvolti in lotte di potere. Ovviamente il risultato da noi ottenuto non era quello sperato perché ci eravamo candidati per vincere, ma ciò ci ha dato l’occasione per rimetterci in gioco e ripartire dalle persone.

 

Quella dei Coletti non è stata l’unica “scissione”. Pensiamo, ad esempio, all’addio dell’ex sindaco d’Ottavio oltre a qualche ex-DS che abbiamo visto schierarsi con il candidato sindaco Marchegiano. Ci sono ancora allora delle correnti all’interno del Pd ortonese, considerando tutti questi addii?

 

La composizione del direttivo non ha guardato alle storie personali di ogni singolo membro. Ci sono sempre persone con una forte storia politica ma ci sono pure persone molto fresche che come me non hanno militato in nessun altro partito che non fosse il Pd. Quello che è certo è che non possiamo dire di dover pagare cambiali politiche. Ci sono, ripeto, al nostro interno delle storie politiche, però non c’è nessuno che al momento può mettere ipoteche verso il partito.

 

Lo stesso Pd ha però governato la città nell’ultimo quinquennio. Salveresti qualcosa di questi cinque anni?

 

Si salva paradossalmente tutta quella parte di lavoro che è stata fatta e che oggi Leo Castiglione può inaugurare. Salvo quei migliaia di ortonesi che hanno votato quel progetto e che è stato poi oggettivamente disatteso. Non salvo invece molte cose. Non mi sento immune da colpe ma in questi anni non ho mai mancato di rilevare all’interno del partito quelli che erano i problemi dell’amministrazione. È un dato di fatto che non siamo stati all’altezza delle aspettative, e le persone che ci avevano scelto meritavano molto di più. I risultati effettivi dell’operato però potranno essere capiti ed apprezzati soltanto nel lungo periodo.

 

Ora invece siete all’opposizione. Qual è il contributo che potete dare all’amministrazione e alla città?

 

Ciò che dobbiamo fare è, innanzitutto, lavorare in maniera non strumentale. È un Pd nuovo e ciò significa che adesso si guarderà esclusivamente alla politica nella sua accezione più vera, senza pensare agli interessi personali e ai carrierismi. Noi possiamo e vogliamo dare un contributo enorme da opposizione; il problema vero è il feedback che riceveremo dalle nostre proposte. Tuttavia non vedo per ora grandi aperture dalla maggioranza. Anzi. Sembra quasi che l’amministrazione abbia eretto un muro solido nei confronti dell’opposizione. Quello che si può fare quando si è davanti ad un muro è capire chi si ha di fianco e riuscire a dialogare con chi sta dall’altro lato. Ciò non vuol dire che faremo patti col diavolo. Se ci sarà la possibilità di trovare punti che ci accomunano assieme al resto della minoranza noi dialogheremo e lavoreremo insieme a loro sempre rispettando la nostra identità e la nostra storia.

 

Come si rapportano e come si rapporteranno il direttivo e la base del partito che tu coordini con i due consiglieri comunali Di Sipio e Veri? 

 

Il rapporto è assolutamente di osmosi. La possibilità di ripresentarci tra cinque anni si misura in base alla credibilità che riusciremo a dimostrare in consiglio comunale lavorando come opposizione. Proprio per questo motivo abbiamo fatto il congresso ed eletto nuovi organi per dare supporto a Rinaldo Veri e soprattutto a Nadia Di Sipio che è consigliere del Pd. Infatti stiamo già lavorando insieme a loro per delle proposte concrete da portare in consiglio comunale.

 

Come intendi ricostruire l’immagine del partito, ad oggi piuttosto vituperata nell’immaginario collettivo a livello nazionale e spesso anche a livello locale come si è visto ad Ortona nelle ultime amministrative?

 

Sicuramente qualcuno in campagna elettorale ha mirato a creare un clima di scontro molto forte volto ad esacerbare gli animi. Una delle parti contendenti in campagna elettorale ha tentato di creare una sorta di “squadrismo” molto forte. C’è poi un problema anche a monte con le vicende nazionali che si ripercuotono nell’immagine del partito locale. Da un punto di vista materiale la strategia da adottare secondo me, che è la stessa che ho esposto ai vertici del Pd, è molto semplice: quella della quotidianità. Mi piacerebbe che i cento iscritti al partito fossero allo stesso tempo cento segretari, e mi piacerebbe che ognuno di questi cento segretari parlasse nei bar, nelle piazze, per il corso; e fosse presente nella vita di tutti i giorni. Vorrei inoltre che il partito riacquisisse un ruolo anche sui social, dove negli ultimi anni siamo stati schiacciati o addirittura completamente inesistenti. Per questo nella mozione che ho presentato agli iscritti ho cercato di mantenere una sorta di collegamento tra le vecchie tradizioni e i nuovi metodi di comunicazione. Tutto questo si convoglia in unico fine cioè quello di comunicare e, allo stesso tempo, dimostrare la propria presenza ed esistenza tra le persone. Credo infatti che abbiamo cominciato a perdere consenso ad Ortona nel momento in cui siamo spariti e la passeggiata per il corso è diventata un tabù.

 

Sei d’accordo dunque sul fatto che durante la fase di campagna elettorale, oltre l’apporto dei social, molto sfruttati da altri competitor, vi siano mancate anche le componenti più “rudimentali” della comunicazione politica come il “porta a porta”?

 

Tutto questo dipende molto dalle scelte ed abitudini dei candidati. Personalmente il “porta a porta” l’ho fatto, e pure tanto. Sicuramente Leo ha messo qualcosa in più nella sua campagna, come la capacità di intercettare “opinion leader” sui territori (quelli che Giorgio, nella vostra intervista, ha denominati “presidenti delle Pro Loco”). Inoltre ha beneficiato sicuramente del fatto di essere partito con molto anticipo. Tornando al “porta a porta” però, penso che questo funzioni solo se c’è alla base un lavoro di carattere propedeutico: si deve cioè fare in modo di instaurare prima di tutto un clima favorevole così che il discorso nelle case degli elettori non sia orientato esclusivamente sul perché votare il centro-sinistra o quel candidato sindaco ma arrivando direttamente all’ultimo step, presentandosi in maniera credibile, spiegando come io-candidato possa rappresentarti all’interno delle istituzioni.

 

A proposito di candidati. Rinaldo Veri candidato sindaco non può essere stato, per certi versi, un limite?

 

Può essere stato un limite il fatto che Veri non fosse conosciutissimo in città. Ma per quanto riguarda la caratura e ciò che avrebbe potuto dare alla città da sindaco, penso che non ci sia stato e che non ci sia nessun limite. La vera domanda che dobbiamo farci però, e alla quale si potrà dare risposta solo tra cinque anni, è se rispetto a lui ci fosse stata un’effettiva alternativa. Il mio auspicio è quello che il Pd non debba più trovarsi nella condizione di cercare un aiuto esterno ma essere in grado di costruire forze endogene. Gli interessi del Pd nei prossimi cinque anni non sono solo quelli di fare opposizione ma quello di potersi presentare alla prossima campagna elettorale con almeno due o tre candidati sindaco alle primarie, eleggendo poi il leader di una coalizione.

 

In una nostra intervista, Nadia Di Sipio ha sottolineato come il Pd ortonese debba recuperare quella parte di elettorato di centro-sinistra che evidentemente è stato perso. Hai come segretario una strategia per far fronte a questo obiettivo?

 

Più che una strategia c’è una scelta di campo. La teoria dell’elettore mediano ci dice bene che le elezioni si vincono al centro. Dico questo perché la mia segreteria sarà una segreteria di centro-centrosinistra e avrà una posizione chiara ed evidente sintetizzabile in una cosa che dico sempre: essere dalla parte degli ultimi. L’unico modo in cui possiamo riaccreditarci nei confronti del popolo del centro-sinistra è tornando dalla parte di chi è in difficoltà, sia economica che sociale. Si innescherebbe così un “circolo virtuoso”: diventerebbe impossibile infatti per quelle persone che si sono trovate in condizioni di difficoltà non dare sostegno, nel momento in cui ci si proporrà sul piano elettorale, proprio a quelle persone che hanno dimostrato loro vicinanza.

 

Abbiamo fino ad ora parlato di politica. Ora parliamo di politiche. Quali sono secondo te le priorità del nostro territorio?
 

La priorità nella maniera più assoluta è il sociale. Bisogna innanzitutto capire come l’amministrazione intenda promuovere le proprie politiche sociali, se vorranno dunque fare soltanto l’ordinario oppure mettere in campo un nuovo approccio alle politiche sociali in modo straordinario. Il grande obiettivo per un’amministrazione comunale è quello di mettersi in contatto e in collegamento con le imprese, garantendo loro tutta una serie di agevolazioni che possano portare le imprese stesse a proporre servizi di carattere sociale ai cittadini. Nel momento in cui ci saranno queste agevolazioni verso le aziende si avranno vantaggi anche sotto il punto di vista occupazionale per la comunità. Mi rendo conto sia difficile fare questo sul piano dei costi, però c’è bisogno di ambizione e di coraggio da parte di chi amministra. Inoltre non penso che una sola personalità come quella di un assessore possa bastare per colmare queste lacuna: ci sarebbe bisogno ad Ortona di un ufficio preposto, ricco di persone qualificate e soprattutto in grado di attuare e sfruttare le politiche europee sullo sviluppo. Tutto ciò può essere concretamente fatto prendendo a modello tante altre realtà italiane. Decidiamo dunque se Ortona vuole avere l’amministrazione solo delle buche e dell’asfalto oppure se vuole avere anche quella del sociale e del lavoro.

 

L’ultimo Piano sociale è stato votato anche dal vostro consigliere comunale Nadia Di Sipio. Pensi sia un buon Piano?
 

Sul piano sociale il voto di Nadia Di Sipio è stato ovviamente favorevole, in quanto c’era una parte troppo consistente ricollocabile al suo lavoro di assessore. Non votarlo sarebbe stato semplicemente assurdo. Ovviamente il Pd sta seguendo le varie vicende, con il vantaggio che Nadia se ne sia occupata in prima persona. Quello che possiamo fare come partito è andare a misurare materialmente l’effetto delle politiche messe in campo, stando tra le persone e confrontare i loro bisogni con quanto fatto. Ci interessa inoltre che i ruoli all’interno della macchina amministrativa siano adeguati alle competenze richieste. Capiamo giustamente che sia molto difficile, vista la situazione, reperire risorse per del personale adeguato, ma magari si poteva pensare di rinunciare ad un addetto alla comunicazione per cercare qualcun altro in altri ambiti.

 

A livello regionale il Sindaco sulle macro-questioni come ZES ed Ospedale sta partecipando a molti tavoli regionali. Come giudicate il suo operato o comunque la sua partecipazione a questi incontri?

 

Questa decisa partecipazione è sicuramente una cosa positiva per la città. Il nuovo approccio di Leo Castiglione a queste questioni indica chiaramente una verità che è la massima tra le verità: il fatto che quando poi ci si trova ad affrontare l’effettività dei problemi in una posizione di amministratore ci si accorge che le cose sono molto più complesse di come vengono presentate quando si ha bisogno di un titolo sulla stampa. In ogni caso, l’atteggiamento sulla ZES è stato, a mio avviso, indecente nei confronti della città: le motivazioni dello scetticismo sono state tutte molto fumose, mosse tra illazioni e tentativi di dribbling. Non abbiamo ancora capito quali siano state le reali ragioni per aver votato contro quella delibera che abbiamo poi scelto di ritirare. Per il bene della città, a mio modo di vedere le cose, quella sulla ZES è una decisione da prendere all’unanimità. Invece, l’approccio nuovo di responsabilità che si scontra con la realtà dei fatti è evidente sulla questione ospedale, verso cui Leo si è ammorbidito tantissimo rispetto alle barricate erette durante la sua campagna elettorale.

 

Terminiamo l’intervista con una domanda “intima”. Ci dici tre personalità che ti ispirano?

 

Innanzitutto Alcide de Gasperi. Un gigante che ci ha tirato straordinariamente fuori dal fango dopo la II Guerra Mondiale. Il più grande politico italiano di sempre. Ogni cosa virtuosa che abbiamo visto in Italia dal secondo conflitto mondiale in poi la si deve all’eredità lasciata da lui. Poi c’è Tony Blair nella sua versione “originale”, prima cioè di tutte le sue implicazioni nella guerra in Iraq ed i suoi errori a fine mandato. Mi è sempre piaciuta la sua forte carica personale. È riuscito a prendere in mano un partito proponendo politiche nuove, cambiandolo radicalmente e portandolo dopo vent’anni di sconfitte alla vittoria. Straordinario, un coraggio da leoni, con una personalità incredibile forse però consumata dal potere. Tutto ciò che ha fatto dev’essere preso a modello per tutti quelli che vogliono impegnarsi in politica nell’area social-democratica. Il terzo può essere banale ma dico Obama. Se riesce a diventare presidente degli USA un giovane uomo di colore di origine straniera e con così tanti limiti di contesto relativi al clima in quale opera, significa che c’è una possibilità per tutti di realizzare qualcosa di straordinario. Ma permettetemi di citare anche Tina Anselmi, come bonus. Il primo ministro italiano donna, una delle promotrici secondo me della più grande legge nella storia repubblicana italiana, la legge che ha introdotto il servizio sanitario nazionale. Straordinaria per ciò che ha rappresentato quella legge e l’applicazione a mio modesto parere del più bel articolo della Costituzione Italiana ovvero dell’articolo 32.

 

 

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