L'intervista a Di Francescantonio: "Le mie competenze sono al servizio della collettività,


Domenico Di Francescantonio, 43 anni, ortonese.

Appassionato di informatica inizia giovanissimo il lavoro da programmatore come libero professionista per poi completare gli studi in scienze e tecnologie informatiche. Entra in Fater come senior developer, project manager e successivamente assume la guida del nascente team che si occupa di progetti in ambito digital. Successivamente nel 2013 diventa ICT Director presso la stessa Fater. Nel 2016 vince il premio CIO+ Innovation come miglior informatico in innovazione in Italia e sempre nel 2016 vince il premio 28 Dicembre città di Ortona. Nel 2017 vince il premio Innovazione Sole24Ore/Assiteca.

Nelle ultime amministrative, sin dalla campagna per il primo turno, era stato designato dal candidato sindaco Giorgio Marchegiano come vice-sindaco con delega ad Industria, Innovazione e Politiche Europee, qualora il giovane avvocato avesse vinto le elezioni. Lo abbiamo raggiunto presso la sede della Fater a Pescara per rivolgergli alcune domande alla luce della nascente associazione "Abruzzo Lab" di cui è cofondatore.

Chi è Domenico Di Francescantonio? Presentati ai noi nostri lettori.

Ricordo di aver cominciato a programmare con un’Olivetti M24 che mio zio aveva nella sua società ortonese insieme ad altre tre persone. Potevo accedere a questo terminale solo dopo il loro orario di lavoro, cioè dalle 23:30 in poi. Avevo sì e no dodici anni. Tutto è cominciato da un giochino dove controllando un soldatino dovevi salvare la principessa. Non riuscivo ad andare avanti nel gioco e allora capii come cambiare il codice per rendere tutto più facile. Sin da allora la leva centrale, in quello che poi è diventato il mio lavoro, è stata la passione. Ero uno di quelli che rimaneva a programmare fino alle quattro del mattino. E così come allora, questa stessa passione la metto nel lavoro che faccio ottenendo risultati importanti — il più prestigioso è stato il premio di Google/Accenture come direttore ICT dell’anno in Italia — che penso possano essere funzionali al servizio della città e del territorio. La mia fortuna è stata che sia gli studi che la mia esperienza da programmatore e sistemista, mi hanno permesso di assemblare un curriculum sia tecnico che manageriale. Mentre per il primo aspetto molto lo devo alla mia passione, nel secondo devo ringraziare invece l’azienda in cui lavoro, che con la sua provenienza americana mi ha permesso di accedere ad una trentina di corsi e titoli specifici, alcuni dei quali manageriali, di formazione sulla leadership e sulla comunicazione. Per valorizzare il nostro territorio – da quando sono il direttore del mio settore alla Fater – ho cercato invece di limitare il fenomeno che vede l’azienda attingere giovani laureati dagli atenei del Nord Italia; formando ragazzi del posto, sul posto. Sono fiero di poter dire che circa il 70% di chi lavora nel mio reparto è abruzzese.

Cosa ha significato per te vincere il premio 28 dicembre?

Sono fortemente innamorato della mia città originaria e questo è il motivo principale per il quale sono tornato. Con tutti i difetti che ha, per me è il posto migliore del mondo. La passione per il mio lavoro e per il posto in cui vivo hanno prodotto questo interessamento per la politica ortonese, nata anche grazie al premio 28 dicembre. Sul palco infatti, ho avuto la sensazione di non aver fatto mai nulla di concreto per Ortona e che, tutto sommato, forse questa città non aveva avuto bisogno di ciò che facevo. Quella sera ho davvero pensato di fare qualcosa di diverso. Sono così entrato in contatto con il gruppo di Giorgio appena formatosi.

Perché hai pensato di aderire proprio al gruppo di Giorgio Marchegiano?

Mi è piaciuto innanzitutto il loro essere apolitici e mi ha colpito la loro apertura a discorsi e temi nuovi come quello della smart city, nonché il diverso approccio politico. Per completare la prima risposta, oltre a cosa sono potrei dire cosa non sono: un politico. E proprio per quel tipo di approccio, ho accettato la proposta dal gruppo di Giorgio Marchegiano di ottenere la delega all’innovazione e la carica di vicesindaco, qualora avessimo vinto. Ho accettato perché poteva essere lo strumento per realizzare molte cose. Ma farei lo stesso tranquillamente dall’esterno, perché non mi serve un incarico per fare qualcosa per Ortona. In quel periodo, infatti, ho realizzato una serie di eventi nelle scuole sul cyber-bullismo. Eventi che si sono poi conclusi con la festa a cui ha partecipato anche il Campione del Mondo Paolo Rossi che ha premiato quei ragazzi.

Cosa ti ha spinto a intraprendere quest’esperienza politica?

Non avevo altri interessi se non l’amor proprio per Ortona ed infatti non mi sono nemmeno candidato. Mi sono voluto tenere equidistante rispetto a chi la politica la sa fare e la vuol fare, da cittadino che voleva dare un contributo professionale all’amministrazione.

Quanto hanno influito le tue competenze e conoscenze professionali nella preparazione e nello svolgimento della campagna elettorale?

Sicuramente è stato un lavoro di gruppo, non c’è mai stata una sola persona alla guida. La cosa che mi è piaciuta di loro è stata che si fidavano di chi aveva più competenze e preparazione su determinati temi affrontati all’interno del gruppo di lavoro. Chiaramente alla Fater mi occupo anche di digital marketing e quando, con le varie agenzie, abbiamo dato vita alla campagna di comunicazione, ho messo in campo tutto le mie conoscenze di quell’ambito.

Ed è stata, oggettivamente, una campagna ben fatta. Il risultato elettorale è stato in linea con le tue aspettative oppure ti aspettavi di più?

Considero le elezioni di giugno un grande successo. Siamo partiti con un gruppo anonimo, ed essere arrivati con 400 voti o più di distacco dalla vittoria con i nostri mezzi, e anche con la nostra inesperienza politica, è stato sicuramente un successo enorme anche dovuto al modo in cui abbiamo comunicato. Abbiamo fatto un utilizzo consapevole e trasparente dei mezzi, non comunicando fumo, e siamo stati diretti.

E poi c’è stata la strategia, innovativa nel nostro contesto, di comunicare in anticipo la giunta. Quanto ha contribuito per te sull’esito finale?

L’idea di comunicare subito tutta la squadra, insieme alla decisione di non fare accordi con nessuno fino in fondo – nonostante fossimo stati corteggiatissimi durante il ballottaggio – si è rivelata fondamentale. Nel contesto ortonese inoltre, annunciare la giunta prima delle elezioni è stato sicuramente un elemento innovativo. Volevamo dare, con la presentazione scandita della giunta, la possibilità alle persone di conoscerci singolarmente.

Il tema principale della vostra campagna elettorale è stato quello delle competenze. Perché?

Ortona avrebbe bisogno che tutti noi cittadini cominciassimo a pensarla come una città e non più come un paese. Per fare questo bisogna ripartire dalle competenze. Oggi il politico oltre ad avere la visione, che è necessaria ma non sufficiente, deve possedere una preparazione adeguata e qualificata. Molte volte infatti si rischia di vedere amministrazioni con grandi capacità di coinvolgimento politico e grande carisma, ma con poche competenze nello staff. Amministrare il Comune di Ortona adesso, in questa situazione così difficile, è complesso quasi quanto gestire un’azienda. Se non si hanno competenze di gestione, di preparazione di un bilancio, di scelta di partner giusti con cui lavorare e di progetti giusti sui quali lavorare, alla fine ci si riduce a fare proclami persino sulla pulizia delle strade, che invece dovrebbe essere una cosa scontata.

Cambiamo argomento e parliamo di Europa. Data la tua esperienza sul campo, come pensi si debba muovere il Comune per attrarre finanziamenti europei e di conseguenza vincere i relativi bandi?

Questa è una cosa che mi sta particolarmente a cuore. Per due motivi: il primo è che tocco ogni giorno con mano la potenzialità dei bandi europei, il secondo è che ci permette un po’ di uscire da questa visione che Ortona sia il centro del mondo, di cui spesso siamo vittime. Dobbiamo uscire fuori da questa mentalità. Questo lo si fa cominciando ad avere un respiro più da città europea. Ma prima ancora dobbiamo cercare partnership con le città che ci circondano. Attorno a noi c’è un livello di sviluppo che viaggia al doppio della velocità. Riguardo a come accedere ai fondi europei, quando, ad esempio, ho introdotto il tema della smart city non voleva essere un puro esercizio di stile. Parlare di smart city permette di toccare le corde giuste per accrescere le possibilità di accedere ad un network che attinge ai finanziamenti, in modo più semplice rispetto a chi non affronta questi temi. Quando poi si parlava di temi come robotica e illuminazione, su cui siamo stati anche parecchio scimmiottati, in realtà sottintendevamo che dietro la possibilità di avere questi finanziamenti si sarebbe potuto fare molto altro. Ad esempio, il finanziamento ai lampioni a led ci avrebbe permesso di rifare poi anche le strade sottostanti e così via. Ecco, ancora, perché il tema delle competenze è così cruciale, e vale anche per la scrittura di progetti per vincere bandi europei. Competenze che dovrebbe avere una amministrazione comunale smart.

Pensi ci siano, ad oggi, dopo cinque mesi di attività amministrativa, i presupposti per una amministrazione di questo tipo?

Ho i miei dubbi. Un’amministrazione che pubblica un post sulla pulizia delle strade oggi mi preoccupa. È un po’ come se, per parlare del mio lavoro, anziché evidenziare come l’IT sia una leva di business, mi mettessi a descrivere come si stampano i cedolini, attività da considerarsi alla base, senza particolare valore aggiunto. Quello che ci sarebbe da aspettarsi da un’amministrazione, invece, è una visione diversa, lungimirante. Nel programma dell’attuale amministrazione, ad esempio, alla voce “informatizzazione” c’è la pubblicazione di un app che consenta al cittadino di segnalare le criticità del territorio. Questo era già poco durante la campagna elettorale dove, in genere, si fanno proclami senza essere certi di mantenerli. I miei dubbi dunque nascono dal fatto che, se l’evoluzione di una città moderna oggi passa per forza attraverso la tecnologia, non ci si poteva certo presentare con un programma così scarno. Quando sento “è passato poco tempo dall'insediamento dell’amministrazione” penso a come cinque mesi per un’azienda rappresentino un tempo infinito. È vero che la burocrazia è pesante e lenta, però per fare un sito web oggi si potrebbero impiegare al massimo tre settimane, non tre anni. Il sito è il biglietto da visita per un’azienda, ed è così anche per un’amministrazione. Sul sito web tra l’altro dovrebbero essere presenti degli oggetti indicati dal Ministero che non ci sono. Si potrebbe fare un concorso, un hackathon, un evento di ragazzi ortonesi che permetterebbe a tanti studenti di avere una possibilità, e rifare magari così il sito anche gratuitamente. Bisogna prima o poi cominciare a pensare in questa maniera, fare il primo passo, altrimenti succede che anche una cosa banale come la PEC sembra una conquista. Alla fine si torna sempre sul tema competenze. Colmare il gap digitale non è un corso di informatica ma un cambio di cultura. Tutto dipende da chi guida il cambiamento. Io non so quanti fondi europei abbia richiesto nella sua carriera l'attuale assessore che si occupa oggi di fondi europei, perché sarebbe difficile riuscire a farlo all’improvviso. Ognuno dovrebbe essere messo in condizione di poter fare quello che sa fare, guidato da un politico lungimirante.

Pensi dunque di metterti al servizio della collettività da cittadino? Pensiamo, ad esempio, al fatto che in un recente consiglio comunale il Sindaco ha comunicato che sul tema della legalità legato al cyber-bullismo aveva avuto contatti con te riguardo ad un progetto in cantiere… Puoi dirci di più?

Sono stato personalmente dal sindaco Castiglione qualche settimana fa e ho proposto di cominciare a tracciare un percorso di digitalizzazione, non solo per le scuole ma anche per mettere a disposizione questa piattaforma ai dipendenti comunali. Per le scuole stiamo già facendo un progetto a livello abruzzese per coinvolgere anche altri comuni. Questo progetto prevede un seminario che coinvolgerà gli studenti delle scuole medie la mattina e i genitori il pomeriggio. Prevede inoltre di mettere a disposizione una piattaforma evoluta che permetterà agli studenti di formarsi giocando sui temi della digitalizzazione in generale. Arriveremo a trattare temi professionali come quello sull'uso corretto di un motore di ricerca come Google o sulle possibilità e le valenze di Facebook anche a livello lavorativo, mantenendo sempre il focus sul cyber-bullismo. Sui discorsi sul network inoltre sarò coadiuvato da persone di IBM e Cisco che si occupano a livello nazionale di sicurezza informatica, che parteciperanno a questi eventi come relatori. Il nostro obiettivo è quindi quello di dare uno strumento per prendere solo il buono dal web evitando le insidie che si nascondono, e dall'altra parte, formare il genitore per renderlo consapevole di quello che fanno i propri figli. Questo progetto penso abbia una valenza sociale molto importante. L’anno scorso le classi medie di Ortona infatti, stimolate da questi discorsi digitali, hanno poi vinto un premio direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione riguardante un progetto sulle stampanti 3D.

Per quanto riguarda invece le opportunità europee, pensi di metterti al servizio?

Mi piacerebbe dare ancora tempo per vedere cosa stanno realizzando per le politiche europee dopo di che, anche per quanto riguarda questo tema, sono a completa disposizione. Tutto sta nel vedere se ci saranno le condizioni politiche per poter lavorare. Bisognerebbe creare i tavoli e mettersi ad ascoltare con un po’ di umiltà in più chi ha da dire qualcosa e riconoscere che ci sono dei limiti. Dopo 5-6 mesi mi aspetto che cominciamo a partecipare come città a qualche bando. Come anche per altri temi come la partecipazione alla ZES e al corridoio sul mediterraneo per il porto. La risposta ufficiale è “voglio approfondire per non prendere fregature”, che è anche giusto, ma 5 mesi sono il tempo di preparazione di due esami universitari, non so quindi quanto tempo occorra all'amministrazione per studiare cosa significhi la ZES o se il corridoio del mediterraneo sia un’opportunità o meno. È un tempo enorme oggigiorno che noi stiamo perdendo.

Tornando invece al tema del web: ti sei trovato nel cuore di una polemica con la pagina Facebook “Il comune di Ortona”. Immaginiamo che per te la questione sia ancora da risolvere. Come pensi vada fatto?

Su quella pagina potrei dare due risposte: quella di pancia, dicendo che da cittadino non mi piace, e quella da professionista del settore, dicendo comunque che non mi piace. La risposta giusta in realtà è data direttamente dal Ministero che con l’Agenzia Digitale ha definito come la pubblica amministrazione debba comportarsi, quali siano le regole ed i ruoli, cosa pubblicare e in quali tempi, oltre, addirittura, ai modi attraverso i quali interagire con il cittadino. La polemica è nata da alcune mie richieste da semplice cittadino per sapere chi ci fosse dietro questa pagina. Tra le altre cose criticavo anche lo stile di alcune risposte e mi è stata data una risposta del tipo “Sullo stile personale avrà certamente modo di mostrare il suo quando avrà incarichi pubblici”. Ho trovato e trovo ancora la cosa imbarazzante. Ad ogni modo, la chiave è che bisogna essere oggettivi ed impersonali quando si hanno certi ruoli di comunicazione istituzionale. Senza pubblicizzare la cosa, mi sono offerto in prima persona gratuitamente, mandando una PEC privata al Sindaco, scrivendo di essere a disposizione per spiegare cosa fare per essere adempienti a queste linee guida. A queste richieste non ho ricevuto però nessuna risposta. L’opinione che mi sono fatto a riguardo è che sia assurdo il fatto di dover pagare un ufficio stampa che fa male il proprio lavoro.

Qual è, secondo te, la causa di questa situazione?

Il grosso problema di Ortona è che l’amministrazione si ferma a pensare troppo a piccole cose del presente. Quando mi dicono “non capiranno mai che stai facendo il ‘carta zero’ dentro l’amministrazione comunale” sono convinto ormai che devo iniziare a “fregarmene” se non lo capisce qualche mio coetaneo, perché c’è bisogno di pensare da adesso a quella generazione dopo la nostra o quella dei nostri figli. Preferisco sentirmi dire di non parlare a tutti e perdermi qualche pezzo della mia generazione e di quella precedente, che tutto sommato ha già una sua esperienza, piuttosto che negare un futuro alle generazioni successive. A tal proposito, ci siamo accorti che un limite durante le elezioni è stato quello di aver proposto un programma così innovativo che forse non è stato recepito appieno. L’associazione che abbiamo creato in questo senso ha anche questo obiettivo: aiutarci a diffondere quel messaggio sulla tecnologia che durante la campagna elettorale è stato circoscritto in soli tre mesi.

A proposito dell'associazione. Tu ne sei fondatore insieme a Giorgio Marchegiano ed Emore Cauti. Perché dargli un taglio regionale, chiamandola Abruzzo Lab?

Il nostro obiettivo è di diffondere il messaggio che abbiamo dato in campagna elettorale, e pensiamo di farlo con tutti i mezzi a nostra disposizione. Durante la campagna elettorale nel nostro piccolo ci siamo ingegnati a fare corsi di formazione su public speaking e leadership, come anche corsi di inglese e di gestione di budget e capitali: tutti progetti che abbiamo in mente di continuare a realizzare con la nostra associazione. C’è anche l’idea di dare vita a corsi sulla digitalizzazione in favore della terza età all’interno della nostra sede.

E in tutto ciò la politica?

La politica è solo il mezzo attraverso cui riusciremo a realizzare quello che abbiamo in mente. Chiaramente noi crediamo molto nel network e pensiamo che il confronto debba avvenire senza confini. Volevamo elevare il tema proposto con Ortona Cambia, ma come già ho detto dobbiamo pensare non più ad Ortona come paese ma come città. Questo ci permetterà di pensare ad esprimerci politicamente su più piani diversi. Se si riuscisse ad ottenere un percorso regionale insieme a quello comunale si creerebbe ovviamente un processo molto più forte rispetto a quello solamente comunale.

Quindi pensate di presentarvi alle prossime elezioni regionali?

Ad oggi non abbiamo preso decisioni per le regionali future e stiamo lavorando a questo progetto unicamente solo per dare una mano ad Ortona. Se ci saranno le possibilità valuteremo tutte le sfide possibili. La politica buona e sana penso sia il catalizzatore che poi permette di concretizzare le idee di un’associazione. In questo, la cosa che ci ha più entusiasmato è che durante la prima riunione nella nuova sede c’erano persone che in passato erano avversari politici. Questo credo sia un esempio di quanto siamo stati credibili durante quel periodo e di come siamo andati oltre l’interesse personale, oltre la poltrona, e siamo riusciti a far capire che davvero vogliamo fare qualcosa per la città.

Vi accingete ad eleggere il presidente dell’associazione. Cosa ti aspetti da questo passaggio associativo?

Con l’elezione del presidente dimostreremo che questa associazione non è proprietà di nessuno se non degli ortonesi che ne vorranno far parte. Con gli altri abbiamo deciso, infatti, che il presidente dovrà essere eletto dagli associati. Il presidente indicherà poi un direttivo preso dalle varie realtà ortonesi con deleghe per ogni campo di cui vorremmo occuparci, cercando anche di coinvolgere persone che nell'associazionismo non ci sono mai state. Sarà un direttivo articolato per competenze e non spartito in maniera clientelare. Mi piacerebbe che il presidente sia una persona eletta quasi all'unanimità, che riesca a trasmettere le competenze, la passione e l’abnegazione per questa associazione. Vogliamo che questo presidente porti l’associazione dove gli associati vogliono. Le storie politiche delle persone all'interno dell’associazione sono diverse e avere qualcuno che metta in comune queste differenze è alla base di quello che vogliamo arrivare a fare. Il mio augurio è quindi che chi verrà eletto sia eletto con il più largo consenso possibile.

Quale sarà il tuo ruolo attivo all'interno di questa associazione?

Credo tanto in questo progetto. Se ci sarà da costruire il bancone del bar o mettere su una libreria con il trapano lo vado a fare tranquillamente, così come è successo durante le elezioni. L’idea di essere al servizio più completo di questa realtà l’ho avuta ripensando al fatto di essermi divertito molto di più a fare un comizio a Villagrande sul fiorino di Nicola Di Ciano rispetto a quando sono salito sul palco di un convegno a Las Vegas. L’idea quindi è quella di fare tutto ciò che potrà servire per l’associazione. A livello professionale potevo fare a meno di andare sul fiorino a fare il comizio, potevo fare a meno di far parte di questa associazione, però penso lo devo soprattutto ai miei figli un tentativo di cambiare le cose.

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