L'intervista, Antonio Luciani: "Vado avanti nella mia corsa a governatore. Mai pensato di ritirarmi"

"Ho solo precisato che se questa mia candidatura dovesse mettere a rischio ciò che di buono ho fatto per Francavilla, tra le due cose sceglierei Francavilla". Luciani rilancia sulla sua candidatura a Presidente della Regione Abruzzo smentendo alcune voci che, interpretando alcune sue dichiarazioni sui social, lo davano sulla via del ritiro. Il sindaco di Francavilla deve infatti fare i conti con la ormai certa candidatura al Senato dell'attuale governatore Luciano D'Alfonso che prima o poi porterà ad elezioni anticipate, ma soprattutto con la legge regionale 51/2004, la cosiddetta legge "anti-sindaci" o "anti-D'Alfonso", che impone ai primi cittadini abruzzesi in carica di non poter correre alla carica di Presidente della Regione.

 

Luciani ad Ortona a bordo della sua Fiat 500

 

Nella mattinata di sabato 20 gennaio abbiamo approfittato della visita ortonese dell'attuale sindaco di Francavilla al Mare Antonio Luciani per fargli qualche domanda, visto che ormai da qualche mese ha di fatto manifestato a chiare lettere la sua intenzione di candidarsi a futuro Presidente della Regione Abruzzo. Lo scorso 29 ottobre Luciani aveva infatti annunciato, in un videoun tour a bordo della sua Fiat 500 per girare l'Abruzzo. Tour che tuttora continua, e basta fare una ricerca sui social del suo hashtag-slogan #perlabruzzoconantonio per rendersene conto. La tappa di sabato scorso è stata dunque Ortona, dove tra l'altro è stato accolto dal consigliere comunale di minoranza Giorgio Marchegiano. Di seguito l'intervista.

 

Sindaco, di recente ha molto fatto parlare un suo post su Facebook che molti hanno interpretato come una sorta di frenata nella sua corsa per le regionali. Eppure oggi lei è qui ad Ortona per proseguire il giro con la sua 500. Ci chiarisce la vicenda?

 

Ho scritto due post. Nel primo ho fatto presente che stavo ragionando sulla possibilità di anticipare le mie già annunciate dimissioni da sindaco di Francavilla in quanto la candidatura di D’Alfonso al Senato comporterebbe un’accelerazione delle elezioni regionali (previste teoricamente nel 2019, ndr). Questo porterebbe ad un commissariamento del mio Comune più lungo del previsto. La cosa andava valutata per bene e l’ho fatto insieme al mio staff e ai consiglieri comunali, oltre ad alcuni interlocutori regionali. A quel punto, vedendo il lavoro che c’è da fare per Francavilla, mi sono reso conto che forse da un punto di vista egoistico le dimissioni accelerate mi avrebbero portato benefici, ma che dal punto di vista della Città avrei fatto qualcosa di non buono. Perciò 

 

 

Così ho lanciato anche un chiaro messaggio a chi di dovere, cioè: se volete che la mia disponibilità sia presa in considerazione, dovete fare anche in modo che la mia eventuale uscita da Francavilla non sia traumatica; perché se la portassi a termine da solo potrebbe esserlo. Se invece questo percorso venisse accompagnato, non ci sarebbero conseguenze negative per la città e di conseguenza potrei mettermi a disposizione della Regione.

 

Ipotizzando una sua candidatura ufficiale: si proporrebbe come nuovo, così come ha fatto nel 2011 a Francavilla, con un Pd nel ruolo di “gregario”?


Personalmente approvo, penso e respiro i valori che porta avanti il Partito Democratico. Rivendico molti risultati che ha ottenuto il Partito Democratico: dagli aspetti normativi, sul quale il governo è riuscito ad incidere, fino ad alcuni risultati sul riordino dei conti. Sono del PD, non mi nascondo, però penso che il partito non funzioni dal punto di vista strutturale. Se farò come ho fatto a Francavilla nel 2011? Sì, è l’unico modo in cui riesco a muovermi, perché in realtà non sono mai stato organico al Pd. Non mi sono mai calato in una struttura in cui qualcuno può alzare il telefono e permettersi di dirmi cosa devo fare. Non mi piacciono le strutture verticistiche. Mi sono sempre mosso, e mi muoverò sempre come Antonio Luciani. Non è quindi una questione ideologica, bensì di organizzazione. Inoltre sono convinto fermamente che la differenza la facciano le persone. Il grande bluff dei 5 Stelle è proprio questo: loro impostano la cosa dicendo “se tu hai questo simbolo, sei bravo, bello e pulito”. Ma non è così. Perché anche se sei "bello, bravo e pulito" ma poi politicamente sei un inetto, senza una preparazione adeguata, non è che un simbolo può darti una patente. Iniziamo dunque a fare i ragionamenti sulle persone.

 

Cosa c’è da cambiare, secondo lei, rispetto a questi tre anni di governo regionale?

 

La prima cosa che farei sarebbe la stessa cosa che ho fatto a Francavilla appena insediato. Mi chiuderei in una stanza per un anno per mettere a posto la nostra struttura regionale. Abbiamo attualmente una Regione che non approva gli ultimi cinque bilanci e la cui struttura organizzativa non funziona. Questo è un difetto dell’attuale amministrazione regionale: si è ben pensato a cercare fondi e a realizzare sul territorio opere pubbliche, però Luciano (D’Alfonso, ndr) non si è dedicato alla struttura. La seconda cosa che migliorerei sarebbe l’aspetto normativo, o meglio la capacità di legiferare della Regione. Una legge, lo dico da avvocato, cambia la vita alle persone. Oggi la Regione rispetto ai Comuni cosa ha? La possibilità, in determinate materie, di legiferare. Questo potere è stato usato poco e male. Però, rubando una frase di Steve Jobs dico anche che “noi non dobbiamo fare le cose meglio degli altri, dobbiamo farle diversamente”. Comunque non sono critiche all’attuale governo regionale, perché sono state fatte tante cose buone nonostante abbiano ereditato una situazione dei bilanci disastrosa.

 

Cosa salva quindi dell’amministrazione D’Alfonso?

 

Ultimamente siamo abituati a veder finire amministrazioni regionali per via di scandali e ruberie e devo dire che, innanzitutto, questa amministrazione ha dato prova di onestà e trasparenza, perché non c’è neanche una voce su queste persone. In più, tutti possono dire qualcosa su Luciano D'Alfonso ma non che non s’impegni a tempo pieno per fare il presidente. Con grande impegno e grande abnegazione, che sono prova di passione, ha riportato l’Abruzzo a colloquiare sui tavoli nazionali con interlocutori importanti, attitudine che in passato avevamo perso completamente. Non dimentichiamoci che D’Alfonso ha trovato la sanità commissariata. A Roma ci consideravano gli ultimi degli ultimi. Oggi, invece, quantomeno la nostra voce è ascoltata e rispettata, e l'ho visto anche da sindaco, quando in occasione di alcune ispezioni ministeriali fatte su alcune nostre opere pubbliche, ho avuto modo di parlare con vari ispettori. Perciò onore e merito all’amministrazione D’Alfonso. Non ha fatto male, assolutamente. Gli è mancata forse quella parte in cui avrebbe potuto dare alla Regione una visione diversa sul turismo, dove stenderei un velo pietoso. Io, da presidente, punterei almeno il 50% delle forze a disposizione dell’Abruzzo sul turismo.

 

Parliamo un po' di Francavilla, Di recente l’abbiamo vista protagonista della controversa vicenda di Palazzo Sirena. Lei è passato alla storia come il sindaco che lo ha demolito. La ritiene una vittoria?

 

Io dico che sono passato alla storia come colui che ha aperto il Teatro Sirena. Permettetemi di guardare la cosa in positivo. Francavilla non ha mai avuto un teatro e non ha mai avuto un punto di aggregazione, ma ha costruito una torre negli anni ‘90, rimasta inutilizzata. Con il sindaco Luciani, non solo quella torre diventa un elemento di rilevante valore architettonico, come certificato dal MIBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ndr), ma apre al pubblico a dicembre 2017, per la prima volta dalla sua costruzione dopo 27 anni. L’abbiamo inaugurata con Michele Placido, abbiamo ospitato spettacoli teatrali e musicali, facendo già 4 sold-out, segno che c’era una fortissima voglia di vivere la Città anche nel periodo invernale, di avere un momento culturale, di aggregazione, che prima questa città non aveva. Per quanto riguarda l’abbattimento della Sirena, se prima eravamo intorno all’80% di pareri favorevoli a quest’operazione, oggi secondo me siamo al 99%.

 

Al posto di Palazzo Sirena ha preso vita una nuova piazza che è ancora in fase di completamento. Quando sarà terminata quest’opera pubblica?

 

Quella torre ora ha bisogno di un contorno adeguato che vada a completare la riqualificazione di uno spazio cittadino. Riqualificazione che stiamo studiando e che pensiamo di iniziare prima di questa estate. Credo che l’opera sarà terminata per l’estate 2019.

 

Visto che siamo ad Ortona e lei ambisce a diventare governatore della Regione, come crede possa essere importante questa città per l’Abruzzo?

 

Ortona è sicuramente un centro che dai punti di vista storico e culturale ha addirittura delle carte in più rispetto a Francavilla. È una città che gode della stessa bellezza e dello stesso mare di Francavilla, se non maggiore in alcuni tratti della costa. Insomma, ad Ortona non manca nulla. Manca solo una classe politica illuminata. Ortona mi sembra la Francavilla prima della mia elezione a sindaco. Da fuori è evidente questa cosa. È come se si finisse in un limbo nel quale si pensa che le cose non possano essere più fatte, che non si abbia più il diritto di ottenerle. Quando una persona vede che c’è un certo degrado, e quel degrado lo vede per dieci, vent'anni, quel cittadino si abitua a pensare che quella sia la normalità, ma non lo è. Basta solo qualcuno che si rimbocchi le maniche, capace, che si metta dalla mattina alla sera a disposizione della Città. Se lo scopo del primo cittadino eletto è quello di voler essere ricordato come il miglior sindaco che Ortona abbia mai avuto, e si impegna per questo, anche ragazzi volenterosi come voi potrebbero riuscire a fare bene. Ci vogliono un sacco di lavoro, impegno, c'è da sbatterci la testa, bisogna resistere, ma si fa. Non è impossibile. Oggi questo spirito non si vede, non si vedeva prima, e non si è visto negli ultimi decenni. Sono convinto che quando questo qualcuno arriverà, prima o poi, Ortona sboccerà come un fiore.

 

È per questo motivo che, secondo lei, Ortona non riesce ad imporsi come città turistica?

 

Anche questo è il frutto di quanto detto prima. Non basta la singola manifestazione ma bisogna creare un circolo virtuoso che faccia in modo che la Città si svegli. Svegliarsi. Questa è stata la parola giusta per Francavilla, che dormiva ma a un certo punto si è svegliata. Ora bisogna far svegliare Ortona. Di certo una città non si sveglia se si organizzano uno o dieci concerti. La fai svegliare se metti insieme una serie di sistemi. Ad esempio, a Francavilla abbiamo una decina di associazioni sul territorio che non vedono l’ora che arrivi il momento in cui possono mettere in atto le proprie idee. Basti pensare al teatro dialettale, a Filosofia a Mare, ma potrei citare altri esempi. Il segreto è che ognuno s’impegna per la propria città perché coinvolto in un unico progetto, così tutti si sentono protagonisti. Di certo non ci abbiamo messo un mese per fare questo. La prima estate è stata organizzata interamente attingendo dalle casse comunali, e le persone hanno cominciato a notare qualcosa di diverso. Successivamente, ci siamo impegnati a coinvolgere le associazioni, prima con le riunioni d'inverno, poi presentando insieme a loro il calendario estivo. Vi cito come esempio la realtà del “Blu Bar”, un’associazione slegata dal Comune. Dal 2011 gli concediamo un contributo che ad oggi rimane sempre lo stesso. Eppure se nel 2011 hanno fatto venire un gruppo marchigiano che nessuno conosceva, nell’ultima estate hanno portato a Francavilla artisti del calibro di Renzo Arbore e Massimo Ranieri. Come si è sviluppato quel circolo vizioso? Il loro calendario nel 2011 contava un contributo pubblico pari a 30 mila euro su un totale della manifestazione di 50 mila euro. Oggi il contributo pubblico è sempre di 30 mila euro, ma il calendario della manifestazione è di 250 mila euro. Come ci siamo arrivati? L’amministrazione è stata al fianco delle associazioni dicendo loro: “io ci sono per te nei momenti di difficoltà”. In ogni evenienza siamo sempre stati presenti. Questo significa risvegliare la città, risvegliarne il suo tessuto. E a tal proposito faccio anche una critica all’amministrazione regionale attuale: hanno pensato di fare da soli. Non hanno coinvolto gli abruzzesi, non si sente il coinvolgimento del popolo abruzzese rispetto ad una dinamica regionale. È questo il tassello che manca, ed è un tassello fondamentale.

 

Pare evidente che gran parte della sua politica sia incentrata sul settore terziario. Come potrà essere un punto centrale anche a livello regionale?

 

Sto girando l’Abruzzo da novembre per la mia campagna. Ovviamente non è che non conoscessi la nostra Regione ma vi garantisco, lo giuro, che anche oggi, persino venendo ad Ortona, dove ho un fratello e per questo la sento un po’ come casa mia, questa mattinata mi arricchisce. Parlare con la gente, guardarmi intorno, raccontare quel posto dopo aver studiato la sua storia... Posso garantirvi che, girando il nostro Abruzzo, non vedo che altra vocazione possa avere se non quella turistica. È che forse noi non ce ne rendiamo conto dall’interno. Una rivista americana non ha per caso messo Città Sant’Angelo tra le prime dieci città del mondo in cui vivere (Forbes: “Lascia il tuo lavoro e trasferisciti: i posti più economici in cui vivere nel 2018”, ndr). Avete idea di cosa significhi per un turista americano fare una passeggiata in un centro storico come quello di Ortona? Ormai il turismo è esperienza, andare alle Maldive a farsi il bagno, paradossalmente potrebbe lasciare poco. Parlare con le persone, vivere il posto, è tutt’altro. Perciò dico che forse dobbiamo puntare non principalmente, ma solo su quello.
 

Ad Ortona spesso si parla del contrasto fra vocazione turistica e industriale in rapporto a progetti con un potenziale impatto ambientale. Secondo lei esiste la possibilità di portare avanti, parallelamente, queste due idee di sviluppo?

 

È ovvio che sviluppare il turismo non debba significare deprimere le attività commerciali ed industriali. Non è assolutamente così. C’è modo di farle convivere, facendo le cose con intelligenza. Sono convinto che il porto di Ortona debba rivestire un ruolo fondamentale. Anche perché se si vuole sviluppare il turismo bisogna avere anche ricadute sul territorio in termini economici, lavorativi e di conoscenza. Sono d’accordissimo con chi sostiene che il porto di Ortona debba essere messo in rete con quello di Civitavecchia, creando un corridoio adriatico, diventando così la porta dei Balcani. Queste politiche sono assolutamente corrette. Esiste sempre la possibilità di trovare una soluzione alle cose, basta che le si facciano nell’interesse generale e non nell’interesse del singolo, ma questo è scontato.

 

Ortona è andata al voto di recente e da circa sei mesi ha una nuova amministrazione. Da amministratore limitrofo, si è fatto già un’idea di questa nuova squadra di governo?

 

È ancora presto per giudicare. Per quelle poche volte che ho avuto a che farci fino ad ora ho avuto l’impressione che siano brave persone, ma questo è scontato dirlo, all’apparenza siamo tutte brave persone (ride, ndr). È ancora presto per valutare se quest’amministrazione sia in grado di svegliare questa città oppure no. Ad ogni modo, temo sia altrettanto presto per dire che Ortona abbia trovato la soluzione. Ma sia chiaro che questa non vuole essere una critica, essendo una mia impressione non suffragata da nulla. Mi chiedo se la soluzione poteva essere Giorgio Marchegiano. Forse ha pagato un po’ di inesperienza e non so se a questa giovane età sarebbe riuscito a dare quell’impronta necessaria. Non è detto comunque che questo suo “stop” sia stato un male. Anzi.

 

Quindi se dovesse candidarsi a governatore, coinvolgerebbe uno come Giorgio Marchegiano?

 

Per il futuro punterei su un ragazzo come lui, su questa tipologia. Proverei a coltivarlo per il bene di Ortona. È da valutare se darei la possibilità solo a Giorgio Marchegiano per quanto riguarda Ortona. Sicuramente se la giocherebbe con altre persone. Ha tutte le carte in regola. Il suo è un profilo che mi piacerebbe avere tra le mie fila, anzi lo corteggio addirittura (ride, ndr). La stessa cosa vale, ad esempio, per il profilo di Amerigo Di Benedetto a L’Aquila. Ci sono tanti giovani abruzzesi che come loro vogliono impegnarsi e che hanno già dato prova di farlo in maniera assolutamente disincantata e disinteressata. Quindi la mia risposta è: assolutamente sì.

 

 

 

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