L'intervista, Mauro Zappalorto: "Il comitato porto può e deve rendere partecipe la cittadin


Dopo la sua costituzione nel consiglio comunale del 27 novembre e dopo l'elezione del Presidente e dell'ufficio di presidenza nel mese di gennaio, il Comitato porto può iniziare ad esercitare le sue funzioni, monitorando gli aspetti legati all’attività portuale a 360 gradi.

Abbiamo deciso quindi di incontrare, per un intervista, Mauro Zappalorto, membro tecnico di questo Comitato. Zappalorto è geografo, laureatosi presso l'Università “La Sapienza” di Roma. Ha conseguito un dottorato di ricerca in “Analisi delle politiche di sviluppo e promozione del territorio” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Teramo.

Mauro, quanto è importante quest’organo per la Città? Il Comitato Porto è un comitato consultivo ed esprime pareri su tutte le tematiche relative al porto. È possibile, ad esempio, in base allo statuto, che il Presidente possa incaricare dei membri dell’Ufficio di presidenza per fare degli studi approfonditi su determinati settori. È quindi un organo di approfondimento e di indirizzo consultivo che, ovviamente, ha le prerogative che la legge assegna a questo genere di assemblee. Può e deve tuttavia rendere partecipe la cittadinanza di tutto ciò che accade nella sfera del porto, come progetti, prospettive o possibilità. È formato dall’Assessore al Porto, che in questa amministrazione coincide con la figura del Sindaco, da tre consiglieri di maggioranza, due di minoranza, e undici tecnici votati dal Consiglio Comunale. È bene che un membro del comitato, venendo a conoscenza di un nuovo progetto, lo approfondisca e ne renda partecipe la cittadinanza.

Come si interfaccia con la politica il Comitato porto?

Il comitato è un organo che mette insieme sia la parte politica che quella tecnica. Ad esempio, nessuna delle cinque persone elette durante la prima seduta, tra il Presidente e l’Ufficio di presidenza, hanno colori politici. Ovviamente i tecnici sono stati in ogni caso scelti dal Consiglio Comunale.

Da tecnico, quali pensi siano le priorità che il comitato porto dovrà affrontare?

Sicuramente tutto ciò che ad oggi è in ballo. Dal Piano regolatore portuale, che vedrà presto luce, passando per la questione GPL, su cui il comitato è molto vigile, fino a tutte le nuove sfide, come quella del dragaggio. Siamo in attesa di studiare il materiale. Mi auguro che ogni proposta passerà al vaglio del comitato, che dovrà rendere pubblico alla cittadinanza, con pareri autorevoli anche se non vincolanti, quanto accadrà. Una delle cose che spesso viene rimproverata alla politica è la scarsa propensione ad includere la cittadinanza in percorsi partecipativi. Accade spesso che d’un tratto arrivi l’ecomostro di turno e che subito dopo ci sia una grande sollevazione popolare. Alcune volte queste proteste sono più che giuste. In altri casi magari sarebbe stato il caso di far partecipare maggiormente i cittadini. Sarebbe bene quindi informare la città su tutto quello che accade sulle tematiche che riguardando il nostro ambito, in maniera trasparente.

Il deposito di GPL, secondo te, è un progetto che sta per tramontare oppure no?

Fino a quando non ci sarà la parola fine, il rischio c’è sempre. Comunque sembra che le cose si stiano incamminando verso una risoluzione positiva, con il parere negativo dell’autorità portuale di Ancona. Attendiamo ora la conferenza dei servizi.

Questione dragaggio. Cosa ne pensi?

È sicuramente fondamentale per il nostro porto. È molto difficile fare una previsione su cosa accadrà. C’è attualmente un contenzioso tra le due ditte per la vincita dell’appalto e il Comune stesso sta prendendo posizione in via legale. C’è poi la questione dei fanghi, che sta creando non pochi problemi in questo momento. Su alcuni temi, tra cui anche il GPL, c’è una condivisione di idee sull’obiettivo che si vuole raggiungere, e questo è sicuramente un aspetto positivo per tutta la Città.

Quando il sindaco partecipa a dei tavoli, può decidere di portare con sé alcuni membri del comitato?

Si, il Sindaco è libero di portare con sé alcuni membri e rendere partecipe chi vuole, dagli assessori ai consiglieri comunali, o anche i tecnici del Comitato.

Porto turistico o porto commerciale? Pensi che le due possibili anime del porto di Ortona possano coesistere?

Dobbiamo vedere cosa succederà con tutti i finanziamenti, come ad esempio il Masterplan. Il porto di Ortona sconta enormi difficoltà dal punto di vista strutturale. Turistico e commerciale potrebbero non essere in conflitto, in ogni caso. Per come la vedo io, sono contrario ad un’eccessiva proliferazione di porti turistici sul territorio. Anziché mettere in concorrenza sullo stesso tema due porti molto vicini, sarebbe meglio specializzarsi. Personalmente, punterei decisamente sul turismo passeggeri. Pensiamo al passato, quando c’erano i traghetti per Spalato o la motonave per le Tremiti, e pensiamo anche al traffico commerciale: sono due direttrici di sviluppo che possono coesistere. Il porto turistico poteva, e può quindi coesistere con quello commerciale. Bisogna vedere però cosa si commercia: il grano è diverso dal PetCoke. Con il dragaggio e con una migliore infrastrutturazione si potrà rimettere tutto in moto, collegamento con la città-alta compreso. Oggi, la legge regionale che permette di portare le bici sui treni, permetterebbe un ottimo collegamento con la pista ciclabile. Sarebbe utile una scala mobile a completare il progetto, che aiuterebbe la risalita verso la città. Il nostro territorio, a livello di eccellenze, sotto quest’aspetto ha bisogno di un marketing strategico importante, e questa pista potrebbe essere la nostra punta di diamante.

Riguardo la pista ciclabile, vediamo fermi i lavori che la dovrebbero congiungere con quella di Francavilla. Puoi chiarirci la questione?

All’inizio c’era l’idea di arrivare con la pista fino a località Postilli. Credo che l’opera sia stata finanziata solo a metà, cioè quella che vediamo adesso. In realtà sono due piste ciclabili diverse, una di competenza della Provincia, che va dai Saraceni verso sud e una di competenza regionale verso nord. Nei giorni passati si è parlato di un imminente stanziamento dei fondi per finire il tratto verso Francavilla, ma bisogna ovviamente attendere l'espletamento di tutte le pratiche prima di ipotizzare l’inizio dei lavori. Il cantiere della Provincia, che prosegue dai Saraceni verso sud, è stato inaugurato prima di Natale e si attende anche lì l'inizio dei lavori.

Secondo te, il nostro porto ha le caratteristiche per ospitare anche navi da crociera?

L’Abruzzo ha da offrire tantissimo a livello turistico. Tuttavia non c’è una tappa croceristica fissa nella regione. È ovvio che, per una nave da crociera, attraccare a Civitavecchia rappresenti un altro tipo di attrazione, data la vicinanza con Roma. Dobbiamo elaborare e compiere un lavoro di marketing strategico come territorio, affinché questa città ed il suo circondario vengano promossi a livello turistico non per uno o due eccellenze ma per la loro interezza e complessità. Per grandezza, comunque, potrebbe entrare qualsiasi imbarcazione ad Ortona, quindi problemi di spazio non dovrebbero esserci.

È stata inaugurata da poco l’associazione “AbruzzoLab” e ne fai parte ricoprendo il ruolo di coordinatore. Come vivi questa esperienza?

“AbruzzoLab” è un modo per non disperdere tutto il grande entusiasmo che ci ha permeato durante le elezioni. Si è creato un bel gruppo di persone e se ne sono avvicinate tante altre. La volontà è quella di costruire un centro di crescita culturale dove trovare risposte alle domande del territorio, individuare problematiche e soluzioni. Abbiamo scelto insieme di chiamare l’associazione “AbruzzoLab” senza accenni al nome di Ortona perché l’idea è di guardarci intorno. Non dobbiamo pensare che Ortona sia il centro del mondo ma dobbiamo prendere spunto dalle pratiche virtuose delle altre città, limitrofe e non. Ortona può fare poco da sola, deve crescere e far crescere il territorio vicino a sé. Il territorio inteso come unione dei comuni e delle loro potenzialità, dovrebbe competere, secondo la mia opinione, a livello globale con altri territori europei a vocazione turistica. Capisco come sia difficile improntare questa strategia operativa, poiché non è mai stata attuata prima d’ora, problemi di mentalità o perché abituati a vivere nella zona di comfort. È indubbio, comunque, che se non si inizia non si arriverà mai ad un miglioramento. Come dicevo prima per il turismo, bisogna creare un marchio, un’identità riconoscibile. Questa zona non ha super-eccellenze, non ha il Colosseo per intenderci, ma tanti elementi di livello medio-alto. Se questi, uniti tra loro in un sistema riconoscibile, potessero creare qualcosa che andasse a colpire un target preciso, si potrebbe pensare ad un nuovo modo di fare turismo, un turismo come idea di territorio in cui si possano fare tantissime attività differenti tra loro, dal mare alla montagna. Tra questi elementi metto sicuramente ai primi posti l’enogastronomia e la pista ciclabile, come le due vere grandi eccellenze locali. C’è sicuramente bisogno di tanto sforzo per la creazione e la promozione di un pacchetto così completo per il turismo. Ma noi, come associazione, saremo sempre propositivi.

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