Regionali, riammessa la lista di Marchegiano. Il leader di 'Abruzzo Insieme' Di Matteo: "Giustizia è fatta". Marchegiano: "Sapevamo di non aver fatto errori"

17/01/2019

Si chiude velocemente la rocambolesca vicenda dell'esclusione con la decisione della Corte d'Appello de L'Aquila di riammettere la lista di Donato Di Matteo (Abruzzo Insieme-Abruzzo Futuro), due giorni prima esclusa dall'Ufficio circoscrizionale di Chieti, in seguito ad un ricorso presentato da Carlo Masci, il quale aveva rivendicato la titolarità del simbolo di 'Abruzzo Futuro', contenuto in quello delle liste di Di Matteo. È proprio il leader della lista "incriminata" ad annunciare per primo l'esito del ricorso: "Giustizia è fatta! Ringrazio Carlo Masci per la grande pubblicità fatta in questi giorni!". Ma il Consilgiere comunale pescarese non ci sta: "Chi conosce questo simbolo sa che non è mai stato accostato alla sinistra, c'è chi utilizza i simboli degli altri per farsi una verginità politica". Tira un respiro di sollievo il consigliere comunale di Ortona Giorgio Marchegiano: "Non è mai una buona notizia quando ad una lista civica viene impedito di partecipare ad un’elezione, ora tutti gli abruzzesi potranno fare una scelta".

Avevamo riportato qui tutti i fatti relativi all'esclusione a sorpresa (nella sola provincia di Chieti) della lista di Donato Di Matteo 'Abruzzo Insieme-Abruzzo Futuro", in cui è candidato anche l'ortonese Giorgio Marchegiano, decisa martedì 15 dall'Ufficio circoscrizionale di Chieti su ricorso di Carlo Masci, attualmente consigliere comunale di centrodestra a Pescara ed ex assessore nella Giunta di Gianni Chiodi il quale sostanzialmente aveva rivendicato la titolarità eslcusiva del simbolo di 'Abruzzo Futuro', inserito in quello depositato da Di Matteo (vedi foto in basso).

SIMBOLI, PARTITI E PERSONAGGI POLITICI DIETRO A QUESTA INTRICATA VICENDA

Donato Di Matteo (ex assessore di D'Alfonso) ha inserito nel simbolo del suo nuovo movimento civico 'Abruzzo Insieme', quello appunto di 'Abruzzo Futuro'. Motivo di questa operazione è stato sicuramente l'avvicinamento politico fra lui e Mario Di Dalmazio. Quest'ultimo, in Consiglio regionale, risulta essere attualmente Presidente proprio del gruppo consiliare denominato 'Abruzzo Futuro', collegato al partito col quale è stato eletto nel 2014 fra le fila dell'opposizione di centrodestra salvo poi migrare in maggioranza col centrosinistra. Carlo Masci, consigliere comunale a Pescara di centrodestra, sentosi nuovamente tradito da Di Dalmazio ed essendo il presidente di quel partito (di cui in realtà il nome completo è 'Rialzati Abruzzo - Abruzzo Futuro'), ha voluto quindi sollevare questo conflitto ritenendo improprio l'utilizzo di quel simbolo. Inizialmente le autorità competenti avevano dato ragione a Masci, escludendo la lista di Donato Di Matteo (anche se solo nella provincia di Chieti) ma poi, in seguito al ricorso presentato dal legale della lista a sostegno di Legnini è stato tutto annullato, riammettendo 'Abruzzo Insieme'.

 

Da sinistra: Donato Di Matteo, Carlo Masci, Mauro Di Dalmazio

 

Il ricorso presentato però dalla squadra di Di Matteo presso il preposto organismo di garanzia è stato quindi vinto. Al di là delle sfumature giuridiche che hanno portato la Corte d'Appello a questa decisione la notizia politica è quindi questa: 'Abruzzo Insieme con Leginini-Abruzzo Futuro' correrà con tutte le sue liste nel territorio abruzzese, compresa quella in cui è candidato Marchegiano.

 

 Giorgio Marchegiano, 29 anni, consigliere comunale ad Ortona

 

IL CONTENUTO DELLE DECISIONI, IN BREVE

In sostanza, il collegio di magistrati riunitisi nella giornata di mercoledì 16 gennaio ha stabilito che Mauro Di Dalmazio (che ha sposato la causa di Di Matteo in queste elezioni), essendo Presidente del Gruppo 'Abruzzo Futuro' in Consiglio Regionale fosse a sua volta legittimato a presentare una lista che contenesse tale denominazione, bypassando la raccolta firme (caso previsto da una legge regionale per quelle liste che hanno già una rappresentanza all'interno dell'Assemblea elettiva al momento della presentazione delle stesse). L'interpretazione data invece alla vicenda dall'Ufficio circoscrizionale teatino, che aveva dato ragione a Masci, viene dunque superata. In quella decisione si sosteneva, in pratica, che l'essere presidente di un determinato gruppo consiliare non sarebbe stata condizione sufficiente a legittimare il deposito di una lista con la medesima denominazione, richiamando anche una norma nazionale, fatto sul quale la Corte d'Appello peraltro non si è ritenuta competente.

 

 

 

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