Regionali Abruzzo: Intervista a Stefano Flajani, candidato presidente per CasaPound

08/02/2019

Stefano Flajani, 47 anni, è nato ad Alba Adriatica. Avvocato dal 2012, è sposato ed ha due figli. Prima di iniziare a fare politica (nel 2012) ha svolto l'attività di educatore in un'associazione cattolica. La carriera politica del candidato presidente di "CasaPound Italia" alle elezioni regionali abruzzesi del prossimo 10 febbraio è iniziata all'interno de "La Destra" di Storace. Successivamente ha aderito ad "Alba Dorata" (movimento con il quale si è candidato a sindaco di Alba Adriatica) e alla "Destra Sociale". Ecco l'intervista

 

 

Flajani, quali sono le priorità che Casapound intende portare avanti in caso fosse rappresentata in Consiglio regionale?

 

L'Abruzzo ha molte criticità e necessità, alcuni interventi possono essere realizzati subito con regolamenti, come polizia locale, canili, tutele agronomiche e fondi per la disabilità. Altre richiedono più tempo e misure specifiche. Penso ad esempio alla lotta al caporalato, alla sanità, alla viabilità (in particolare quella delle cosiddette "aree interne"). Necessaria per noi è anche la lotta immediata e quotidiana gratuità della A-24 e della A-25.

 

Qual è l’obiettivo elettorale di Stefano Flajani candidato presidente e di CasaPound per queste Regionali?

 

Il primo obiettivo è quello di far conoscere CasaPound per ciò che realmente è e fa. Porteremo una reale politica, nella sua più pura accezione, all'interno dell'Emiciclo, affinché vengano affrontate le reali problematiche del nostro Abruzzo.

 

Le scelte programmatiche fatte sulla sanità negli anni, secondo lei sono state giuste o sbagliate? E in futuro quali strategie e investimenti su Asl, infrastrutture, reparti, personale... crede debbano essere messe in campo?

 

La sanità è stata oggetto di un depauperamento di eccellenze, strutture ed attività. Il tutto per fomentare il privato. Si rende necessaria una seria revisione delle spese e la realizzazione di un'unica Asl regionale, con tutto il personale necessario. Altro che chiudere presidi fondamentali!

 

Dai dati ufficiali forniti dalla stessa Unione Europea, in Abruzzo, a fronte dei 142 milioni di euro stanziati per la Regione dal 2014 al 2020, ad oggi ne è stato erogato solo il 3%. C’è quindi un oggettivo problema di gestione dei fondi. Come pensa vada riorganizzata la gestione e l’utilizzo anche in vista delle prossime elezioni europee?

 

Per quanto noi di CasaPound possiamo essere contrari a questa Unione Europea, è indiscutibile che si deve accedere il più possibile ai fondi europei in rapporto ai quali siamo contribuenti netti. Il problema di base sono gli uffici preposti dotati o di scarso personale, o di scarsa formazione. 142 milioni potrebbero anche essere pochi, ma dobbiamo rafforzare l'accesso ai fondi.

 

Alcuni presidenti di Regione si sono schierati contro il decreto sicurezza ricorrendo alla Corte Costituzionale. Lei da candidato Presidente che idea ha di questo nuovo intervento legislativo?

 

Per noi è un atto al compromesso, non è sufficiente. Si rendono sempre più necessari accordi bilaterali per rimpatri, carcerazioni, e riconoscimento di reati. C'è bisogno poi di una chiusura reale dei porti. Ma tutto ciò, fintantoché saremo schiavi e sudditi della gabbia dell'euro e dell'Ue, non sarà possibile.

 

Come ritiene che possano essere superate le note problematiche del mondo del lavoro in Abruzzo con particolare riferimento ai giovani che vi si approssimano?

 

Si può partire dal mutuo sociale e dal reddito di natalità. Poi abbiamo bisogno di rilanciare e proteggere il nostro settore primario, che è l'agricoltura, e di dare un grande sostegno, fatto di incentivi, alle imprese che riaprono o assumono.

 

Essendo i rifiuti uno dei temi più discussi della regione Abruzzo, qual è il progetto per proseguire tale politica dopo scandali come quello di Bussi e un piano cave approvato a 34 anni dal precedente? (La domanda viene dal Liceo Scientifico “Alessandro Volta” di Ortona, ndr)

 

Bisogna incentivare sempre più la differenziata e optare per centrali come quelle svizzere.

 

Il vostro è un partito di destra. Cosa vi diversifica con il centro-destra a tal punto che qui in Abruzzo non siete nella stessa coalizione?

 

Noi guardiamo chi ama la propria terra. Non esistono più destra sinistra, in quanto la destra e ormai una destra liberale orientata ad abbandonare il sociale, ex obiettivo principale, e la sinistra ha abbandonato le classiche battaglie per il lavoro. Poi ci siamo noi, che facciamo politica 365 giorni all'anno, indipendentemente dalle competizioni elettorali. Abbiamo 159 sedi in Italia e 9 in Abruzzo, dove abbiamo attivato sportelli di prima informazione gratuita su questioni come quelle legali e fiscali, per dare ripetizioni agli studenti, organizzare convegni e conferenze. Abbiamo anche nostre biblioteche e svolgiamo continue azioni a tutela del territorio.

 

Qual è la vostra area politica quindi? Rifiutate anche la definizione di estrema destra?

 

Ripeto: destra e sinistra sono concetti dell'Ottocento. Ci definiamo dei patrioti che amano la propria terra, cosa che non fanno gli altri.

 

Come risponde a chi afferma che CasaPound è un partito fascista o neofascista?

 

Oggi per alcuni è tutto fascismo. Basta che ti batti per la protezione dei confini e delle produzioni agricole, per la tutela delle industrie italiane, per lo stato sociale, per lavoro, casa e famiglia. Automaticamente sei un fascista. Il fascismo è una epoca storica. Andiamo a ragionare su ciò che si vuole realizzare o meno, così come sto facendo con voi ora... Chi ci attacca di fascismo e neofascismo corrisponde a chi non ha risposte concrete da dare.

 

Alcuni sostengono addirittura che CasaPound non possa neppure partecipare alle elezioni né essere intervistato?

 

Se la prendessero allora con i giudici dei tribunali provinciali e della Corte d'Appello che ci ha ammesso alle elezioni (eccetto a Pescara dove ci sono stati degli errori formali). La verità è che queste persone si definiscono democratiche senza rendersi conto che, invece, rigettano la democrazia in pieno. Per candidarci in Abruzzo, noi abbiamo raccolto circa novemila firme. Novemila persone che hanno voluto il simbolo di CasaPound sulla scheda elettorale. Si chiama democrazia! Le persone che ci attaccano di fascismo ripetono frasi fatte come fossero dei breviari umani. Hanno paura del reale cambiamento, delle cose vere che diciamo, e di chi può portare davvero il cittadini nell'attività amministrativa, cosa che loro ormai non riescono più a fare.

 

CasaPound non ha possibilità di vittoria per quanto riguarda la presidenza. Chi preferirebbe vincesse tra M5s e un centrodestra a traino leghista?


Purtroppo chiunque vincerà non sarà in grado di rimettere in moto l'Abruzzo per mancanza di coraggio e vincoli di partito, anche a livello nazionale, che la Giunta dovrà tenere in considerazione. Il punto in comune degli altri tre candidati presidente è che vogliono cambiare tutto affinché nulla cambi. CasaPound, dove è eletta, sta dimostrando coerenza. Dove ci siamo ricandidati abbiamo raddoppiato o triplicato i voti della tornata precedente. L'amore per la propria patria, il servizio e la dedizione sono la spina dorsale della nostra attività politica.

 



 

 

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