Divide et "NON" impera: i risultati delle Regionali penalizzano ancora Ortona

12/02/2019

 

È da quasi 20 anni che Ortona non esprime direttamente un consigliere regionale. L’ultimo è stato Tommaso Coletti, eletto l’ultima volta nel 2000 salvo poi cedere il seggio nel 2001 perché eletto in Senato. Da allora, sono passate praticamente quattro consiliature senza un eletto ortonese "doc". Coletti era già stato consigliere regionale dal 1995 al 2000 e prima di lui furono eletti gli ortonesi Nino Pace e il Prof. Francesco Di Stefano. Dopo di loro, i rappresentanti più vicini ad Ortona sono stati prima Fabrizio Di Stefano (Tollo), durante il centrodestra di Chiodi, poi Silvio Paolucci (Tollo) e Camillo D’Alessandro (Arielli), durante l’ultimo governo-D’Alfonso.

 

Così, anche alle Regionali del 10 febbraio, Ortona non ha piazzato nemmeno un eletto nell’Emiciclo. In linea teorica, questo può non essere un “dramma” per il territorio ortonese. Infatti, un consigliere regionale rappresenta l’intera collettività e, tuttalpiù, specificatamente il proprio collegio elettorale. Quindi, avendo espresso ben otto consiglieri regionali (quattro di maggioranza e quattro di minoranza), il collegio della provincia di Chieti può dirsi ben rappresentato, e tutti sono tenuti ad ascoltare le cosiddette “istanze del territorio”.

 

È chiaro però che ad ogni cittadino farebbe piacere essere rappresentato da chi può far valere in maniera diretta quelle istanze legate alla propria città o, quantomeno, del proprio comprensorio locale (che per Ortona fa riferimento ai Comuni dall’asse della Marrucina e delle vallate dei fiumi Foro e Moro). Perché, in fin dei conti, è vero che la rappresentanza politica è generale, ma spesso è vero solo in teoria, rare volte lo è nella pratica.

 

Capiamoci. Il fatto che non siamo davanti ad un “dramma” vale, essendo realisti, fino a quando non si riesce ad eleggere un rappresentante della propria città per via di limiti oggettivi di capacità elettorale, cioè quando, ad esempio, non si hanno candidati forti, oppure i candidati “di fuori” hanno avuto risultati migliori. Diverso invece è quando una reale possibilità di misurarsi viene appiattita ancor prima di cominciare la partita elettorale, piazzando una quantità spropositata di candidati.

 

 Le singole preferenze dei candidati nella città di Ortona

 

Le preferenze dei candidati di Ortona in tutta la provincia di Chieti

 

Il centrodestra. Una parte di centrodestra ortonese ci ha voluto provare, facendo quadrato su Anna Rita Guarracino. La candidata leghista ha raccolto 1938 preferenze totali (1325 solo ad Ortona). Molti voti, che però non sono bastati a quella parte di centrodestra. Ad Ortona ci sono infatti almeno due centrodestra. Uno che ormai fa capo all’organizzazione politica di Angelo Di Nardo, nata in occasione delle ultime Comunali e che certamente in questa tornata ha goduto largamente dell’effetto-Salvini, che ha spinto in Città la Lega al 34,24%. L’altro centrodestra, orfano di una guida vera e propria ma che esiste e resiste per via di “storiche” reti elettorali, emerge dal risultato di Forza Italia, che ad Ortona ha raccolto lo 7,08% dei consensi, puntando soprattutto su “mister preferenza” Mauro Febbo (eletto con 5553 voti totali).

 

Il centrosinistra. E invece quanti centrosinistra esistono ad Ortona? Fare quadrato su un candidato unico era oggettivamente difficile, proprio per il fatto che gli scesi in campo erano freschi reduci da tre percorsi differenti alle ultime Comunali. Tralasciando Gianluca Scarlatto e Marina Di Mascio, che hanno raccolto rispettivamente 171 e 66 preferenze, i candidati sui quali riflettere sono: Giorgio Marchegiano (1454 voti), Gianluca Coletti (658) – entrambi ex Pd e candidati a sindaco nel 2017 con liste civiche – e Nadia Di Sipio (731) – consigliere comunale del Pd.

 

I tre candidati "forti" di Legnini hanno deciso di continuare a correre sui differenti percorsi già tracciati due anni fa, alle Comunali, raccogliendo sì l’appello all’unità posto dall'ex vicepresidente del Csm a garanzia della sua candidatura, ma facendolo senza rinunciare a pretese diversità politiche. Il risultato però è sotto gli occhi di tutti: le varie anime di quell’area politica si sono misurate ancora una volta senza ottenere risultati concreti.

 

L’unico che può sorridere un po’ – ancora una volta, dopo aver raggiunto il ballottaggio nel 2017 – è Marchegiano. È stato il più votato della sua lista in provincia di Chieti, “Abruzzo Insieme”, che ad Ortona ha raggiunto complessivamente il 12,32% (+2,93% rispetto al Pd, piazzandosi terza dopo Lega e M5s). Gli altri due candidati devono accontentarsi, invece, l’una di aver salvato il Pd ortonese dal tracollo definitivo (la Di Sipio); l’altro di avere dato prova di avere ancora un peso elettorale non indifferente, nonostante l’assenza all’interno delle istituzioni (Coletti).

 

“Diviso” nella sua “unità”, il centrosinistra ortonese è quindi rimasto fermo al 2017, mentre il centrodestra ha forse al momento più possibilità di riorganizzarsi. Certamente, fare la somma dei voti dei candidati ortonesi con Legnini, considerandola come l’ipotetico dato che un candidato unitario avrebbe raggiunto da solo, sarebbe fantapolitica. Ma in ogni caso, c’è qualcosa che è andato storto, e che non può far esclamare al centrosinistra ortonese “ci abbiamo provato!”. Cosa che invece può fare il centrodestra, che potrà avere in Febbo un buon interlocutore, dato che molto probabilmente avrà un posto di assoluto rilievo nella Giunta di Marsilio. E chissà se anche il sindaco Castiglione coglierà questa opportunità.

 

I risultati percentuali delle liste ad Ortona 

 

La “patologia” elettorale di Ortona. Sembra che la politica ortonese da tempo non riesca ad offrire ai suoi elettori delle candidature senza mandare la Città nel pallone. Avere un candidato per ogni polo sarebbe davvero impossibile politicamente? Tolti i Cinque Stelle – che, per via delle modalità di selezione dei candidati attraverso la piattaforma “Rousseau”, non sono riusciti ad esprimerne uno di Ortona (ma anche lì, pensate, ce n’era più di uno ad essersi proposto) – non sarebbe stato meglio per il centrosinistra avere avuto un candidato (al massimo due) con Legnini, da contrapporre al candidato di Marsilio, creando così su Ortona una dinamica elettorale bipolare almeno sui nomi? Probabilmente non sarebbe cambiato nulla a livello di risultati, è vero. Ma c’è in ballo una questione di metodo, che rischia di paralizzare la politica cittadina ancora per molto.

 

La volta in cui si riuscirà a garantire una offerta politico-elettorale sostenibile, forse Ortona avrà speranze di giocarsela. Un’offerta sostenibile a livello elettorale significa che ad ogni polo deve corrispondere l’individuazione di un rappresentante locale, da scegliersi col metodo che ogni comunità politica riterrà più opportuno, magari con delle primarie, “alla americana"…

 

Una parentesi sul M5s: non pervenuto ad Ortona. Riguardo ai Cinque Stelle, poi, se intendono davvero essere competitivi anche a livello locale, forse dovrebbero rivedere i principi della piattaforma "Rousseau" per le elezioni regionali. Le candidature vanno studiate, quasi come fosse una partita di "Risiko", piazzando scientemente i candidati nelle località giuste e nel modo più omogeneo possibile. È inutile denigrare questo metodo, altrimenti dietro l’angolo c’è sempre il rischio di lasciare sprovviste di candidati città piccole ma importanti sullo scacchiere provinciale e regionale. In più, allo stesso tempo si rischia di avere più candidati all’interno di una stessa (grande) città o area. Non a caso, in queste ore si è aperta una discussione nei vertici nazionali pentastellati proprio sulla competitività elettorale del MoVimento rispetto agli enti locali.

 

Ma allora cosa è andato storto ad Ortona? Il punto è che si può anche fallire, ma dipende da come si fallisce. Con sette candidati si perde in partenza, e il divide et impera si trasforma in divide et "NON" impera.

 

Dunque – proprio perché in fin dei conti il Consigliere regionale rappresenta tutti gli abruzzesi, e quello eletto nella circoscrizione di Chieti può avere coscienza più degli altri delle esigenze di un determinato territorio di quella provincia – fino a quando qualcosa non cambierà nelle dinamiche politiche ortonesi dovremo sempre guardare nei Comuni circostanti per fare una scelta.

 

 

 

 

 

 

 

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