Le istituzioni europee e il difficile rapporto fra loro. L’Unione Europea vista dai diciottenni

VERSO LE EUROPEE. A pochi giorni dalle votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, abbiamo pensato di coinvolgere quegli elettori che per la prima volta si recheranno alle urne delle Elezioni Europee. Questo articolo, redatto dagli studenti della 5^A del liceo scientifico "A. Volta" di Ortona, inaugura la breve rubrica che "66026ilblog" vi propone per arrivare preparati al voto europeo di domenica 26 maggio.

 

In questo primo articolo - grazie alla puntuale sintesi di Stefano Cavuto, Luigia Saraceni e Alice Spagnolo - vediamo come si struttura l'UE e in cosa si differenzia il Parlamento europeo (i cui rappresentanti siamo chiamati ad eleggere) rispetto agli altri organi dell'Unione. Gli autori si soffermano poi su quelli che per loro rappresentano i principali limiti dell'Unione Europea e sulle possibili sfide da affrontare per superarli.

Parlamento, Consiglio dell’Unione, Consiglio Europeo e Corte di Giustizia dell’Unione. L’architettura istituzionale dell’Ue in pillole

 

L’Unione Europea negli anni si è strutturata istituzionalmente in vari organi, la cui composizione è variata notevolmente col passare del tempo. Dei principali soggetti dell’architettura istituzionale dell’UE però, solo uno è espressione diretta della volontà popolare, ossia solo per il Parlamento, la cui sede principale è a Strasburgo*, sono previste delle elezioni dirette. Infatti, a partire dal 1979 i cittadini europei sono chiamati a votare ogni 5 anni per eleggere a suffragio universale gli europarlamentari (attualmente sono 750), i quali, divisi, proporzionalmente alla popolazione, tra i vari Stati, collegialmente esercitano il potere di controllo democratico, oltre che il potere legislativo e quello di bilancio. Queste ultime due funzioni vengono condivise con il Consiglio dell’Unione Europea che si compone di un rappresentante per ciascuno Stato, scelto di volta in volta tra i ministri in base alla materia degli argomenti da trattare. La presidenza di tale consiglio ruota semestralmente tra tutti gli Stati membri. Il Consiglio dell’Unione Europea inoltre, va ben distinto dal Consiglio Europeo che invece determina “le priorità e gli indirizzi politici” dell’Unione e comprende i capi di Stato o di Governo degli Stati membri, oltre che il Presidente (il cui mandato dura due anni e mezzo) e il Presidente della Commissione Europea. Quest’ultima è invece titolare del potere esecutivo e detiene il monopolio dell’iniziativa legislativa. La Commissione si riunisce a Bruxelles ed è composta da un delegato per ogni Stato, ma ai Commissari viene richiesta la massima indipendenza dal governo nazionale del Paese di provenienza. Il quadro istituzionale europeo si completa infine con la Corte di giustizia dell’UE con sede in Lussemburgo, da distinguere dalla Corte dell’Aia (che dipende dall’ONU) e dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo (parte del Consiglio d’Europa). La Corte è dotata di ampie competenze giurisdizionali che esercita nelle varie categorie di ricorsi.

 

*La sede "storica" del Parlamento Europeo si trova a Strasburgo, dove i deputati si riuniscono in plenaria. La maggior parte delle attività delle commissioni parlamentari si svolge però a Bruxelles.

Il complicato rapporto fra le istituzioni europee e il “problema” dell’unanimità in seno al Consiglio dell’Unione 

 

Anche se ad un primo sguardo i vari compiti possono sembrare ben definiti, in realtà nell’analizzare come i vari organi si interfaccino tra di loro nel processo di definizione delle politiche comunitarie, emergono molti problemi e limiti che derivano da meccanismi di divisione delle competenze spesse volte poco chiari o legati a giudizi di unanimità, oltre che dalla mancanza di un testo costituzionale europeo, il cui progetto di redazione è stato definitivamente abbandonato nel 2007 a seguito della vittoria del “No” nei referendum consultivi in Francia e Olanda. Infatti la Commissione, che dovrebbe essere l'organo esecutivo e di fatto porre in essere gli impulsi normativi comunitari, trova spesso una forte limitazione all’atto di ratifica delle sue decisioni da parte del Consiglio. Il limite deriva soprattutto dal meccanismo di nomina dei Commissari, poiché di fatto ciascuno Stato membro sceglie il proprio rappresentante nazionale, la cui nomina viene spesso semplicemente confermata dal Parlamento, per ragioni di schieramenti politici.

La conseguenza di questo meccanismo è che la stragrande maggioranza delle leggi effettivamente approvate non sono di natura parlamentare, bensì governativa. Sono infatti le singole sovranità nazionali ad essere più incisive nei processi legislativi a scapito di Parlamento e Commissione, che sarebbero gli organi effettivamente preposti a svolgere la funzione legislativa.

Un aspetto su cui porre particolare attenzione nel quadro della normativa europea è il fatto che il Consiglio dell’UE deve votare all'unanimità su una serie di questioni considerate sensibili dagli Stati membri, in particolare anche per potersi discostare dalla proposta della Commissione quando quest'ultima respinge le modifiche ad essa apportate. Tale norma non si applica agli atti che il Consiglio deve adottare su raccomandazione della Commissione, ad esempio nel settore del coordinamento delle politiche economiche.

Si pone così in essere il "problema" dell'Unanimità che si lega indissolubilmente a quello di democratizzazione delle Istituzioni Europee. Il Parlamento, unico organo democraticamente eletto dai cittadini dei Paesi membri, svolge sì un ruolo importante ma profondamente limitato da un principio di sussidiarietà che né Maastricht né Nizza sono riusciti effettivamente a stabilire tra i vari organi comunitari. In particolare, questa fittizia divisione dei poteri ha bloccato completamente una riorganizzazione della materia fiscale, estera e di sicurezza su un piano sovranazionale. In definitiva il persistere di questi vincoli a catena ha generato da un lato l'incapacità di gestione dei flussi migratori e dell'altro la mancanza di pianificazione di una politica di welfare e tassazione comune.

 

 

Il possibile superamento del “problema” dell’unanimità e le sfide per il futuro dell’Europa

 

La Commissione, per compensare questa mancanza, propone una roadmap progressiva verso un sistema di voto a maggioranza qualificata che "che consente di raggiungere compromessi più rapidi, efficaci e democratici". Lo stesso commissario alla tassazione, Pierre Moscovici, ha bollato l'unanimità come un sistema anacronistico. Esso nasce infatti nel contesto del secondo dopoguerra europeo, quando l’unanimità delle decisioni prese era necessaria per ricostruire un equilibrio economico e politico, superando tutti quei conflitti tra le varie nazioni europee e quel nazionalismo, il cui accumularsi aveva causato lo scoppio di ben due conflitti mondiali e il dilagare del totalitarismo. Oggi invece tale sistema risulta legalmente problematico ed economicamente controproducente e dunque ci si propone di usare la maggioranza qualificata, almeno nella prima fase, solo per le misure che riguardano la cooperazione e la lotta alle frodi, nella seconda per quelle che sostengono altri obiettivi politici come ambiente e salute, nella terza per armonizzare i regimi Iva e accise, e solo nella quarta per grandi progetti come l'aliquota comune per le imprese o la web tax. Tutto il processo si dovrebbe esaurire nel 2025.

Quello dell’unanimità è solo uno dei tanti problemi che investono in questi anni il sistema europeo, ma più che sottolinearne le difficoltà, è importante prenderne consapevolezza e sviluppare un piano politico di ampio respiro in modo tale da provvedere a risolverle. Sono tante le voci che si levano contro l’Europa, ma prima di unirci anche noi ad esse dovremmo per un attimo fermarci e pensare alle nostre origini, dovremmo riscoprire la portata storica dell’Unione, degli ideali di Ventotene e l’ardua lotta da cui il nostro benessere deriva. Ma questa riscoperta non si deve risolvere in una sterile venerazione del passato, ma in un impegno concreto per rendere l’Unione capace di far fronte alle sfide della contemporaneità. 

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