Di Nardo: “Alle Comunali del 2022 il centrodestra non commetta gli stessi errori del 2017”


Protagonista di questa intervista Angelo Di Nardo, consigliere d'opposizione in quota Fratelli d'Italia, che ha condiviso schiettamente con noi il suo punto di vista su diversi aspetti politici, dalla rilevanza politica di Ortona all'interno dell'assetto politico regionale alle grandi manovre nel centro-destra in vista delle prossime elezioni comunali. Abbiamo poi discusso con lui dei soliti temi che stiamo affrontando con tutti gli intervistati, dall'emergenza Covid alla gestione delle opere pubbliche. Di Nardo è fiducioso di vedere un centro-destra unito alle prossime Comunali, e ci ha detto la sua circa una voce che circola da qualche giorno: il nome di un noto ex-Sindaco come prossimo candidato della coalizione.

Ecco l'intervista.

Qual è la cosa più importante che ci siamo persi in questi mesi?

Direi la discussione sul PRG e le questioni riguardanti le rendicontazioni del CMO, su cui si è focalizzata da poco l’attenzione dei revisori dei conti del Comune, su esortazione della minoranza e a cui il Comune dovrà rispondere. Ci sono questioni abbastanza gravi fatte presenti dai revisori a tutto il Consiglio comunale e alla procura della Corte dei conti e ci sono spiegazioni da ricevere che non sono ancora arrivate. Ho chiesto le dimissioni del Sindaco data la situazione. In generale il Comune sta facendo poca cosa, i Consigli comunali riguardano l’ordinaria amministrazione, niente di tangibile o importante se non le iniziative della minoranza, come la mia richiesta di far approvare un sostegno per le famiglie che si sono dovute adeguare alla Legge Meloni che impone di munirsi di dispositivi antiabbandono. La mozione è stata votata all’unanimità con un emendamento, ma non c’è stato alcun seguito. Ho poi richiamato l’attenzione sulle strade, in particolare sulla messa in sicurezza di un tratto di strada provinciale, votato all’unanimità ma anche qui senza nessun seguito. Per il resto, in Consiglio si è parlato solo di debiti fuori bilancio, variazioni dovute a spese extra che il Comune ha dovuto affrontare, e tutti atti di ordinaria di amministrazione che hanno inciso pochissimo. Gli atti forse più eclatanti sono stati l’ingresso di Marcello di Bartolomeo e Massimo Petaccia in giunta, al posto degli uscenti Falcone e Totaro. C'è stata poi la gravissima questione che ha investito la cantina di Ortona che con la crisi si è vista costretta a lasciare liberi i soci di conferire le uve alla cantina di San Zefferino. Infine l’emergenza epidemiologica, che ha visto il comune di Ortona mettere a disposizione fondi arrivati dal Governo come quelli per l’acquisto di buoni alimentari; ma non c’è stata alcuna iniziativa lodevole come altre amministrazioni hanno fatto.

Riguardo l'emergenza Covid, ritieni che abbia rafforzato o indebolito il rapporto cittadini - istituzioni?

Indebolito. La gestione dell’emergenza Covid è stata la dimostrazione di tutta l’incapacità dell’amministrazione. Dallo Stato ci si è aspettato tanto ma è arrivato poco e nulla. Le Regioni sono intervenute per sanare le mancanze dello Stato e si sono comunque viste impugnare provvedimenti come il "CurAbruzzo", con cui la Regione recuperava dei fondi dal proprio bilancio per dare sostegno alle famiglie e alle imprese in difficoltà. Da amministratore locale devo dire che abbiamo dato un brutto esempio anche noi come comunità e come amministrazione perché si potevano fare degli interventi, magari non risolutivi, ma che avrebbero dato dei segnali proprio per rafforzare la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, cosa che invece non è avvenuta.

Facendo un bilancio, com’è stata gestita l’emergenza dalle istituzioni?

La sensazione, da cittadino, è che sia stato necessario riaprire perché lo Stato non è in grado di trovare delle forme sufficienti di sostegno. Non si può pensare che con un bonus di 600 euro si risolva il problema o che con la cassa integrazione si possa far fronte ad un’emergenza di questa portata (che tra l’altro non è stata ancora erogata ma l’hanno dovuta anticipare le aziende). Ma anche il congelamento temporaneo di alcune imposte. Si dovrebbe fare una maxi sanatoria dato che questa chiusura forzata noi la pagheremo più avanti, quando sbloccheranno la possibilità di fare licenziamenti collettivi. Non vedo delle misure forti e adeguate per rispondere a questa crisi. La nostra Regione con il "CurAbruzzo" ha cercato di prevedere delle forme di tutela, per esempio con il bonus per gli studenti fuori sede di 500 euro e quello di mille euro per le famiglie in difficolta; oppure recuperando 19 milioni di euro nel bilancio per aiutare le aziende con un fatturato inferiore a 2 milioni di euro e con un numero di lavoratori assunti inferiore a 10, riconoscendo loro un finanziamento a fondo perduto fino a 2 mila euro per le spese correnti e fino a 5 mila euro per il periodo di mancati incassi. Purtroppo lo Stato ha fatto ostruzionismo, anteponendo questioni di partito o ideologiche. Speriamo questo sia un momento di riflessione. Lo Stato è incappato nello Stato stesso e non ha funzionato.

Cosa pensi dell’istituzione della zona rossa a Caldari?

Dopo il decesso del nostro concittadino di Caldari, insieme al dottor Franco Vanni che è coordinatore locale di Fratelli d’Italia, abbiamo deciso di chiedere alla Regione di istituire immediatamente la zona rossa per cercare di circoscrivere subito quell’area. Ci hanno risposto che, per identificare un focolaio e una zona rossa, ci sono degli standard ben precisi che il Ministero della sanità e l’Istituto Superiore della Sanità devono considerare. Il paradosso è che se non ci fosse stato un numero elevato di contagiati e di persone che presentavano sintomi importanti, la zona rossa non si sarebbe potuta istituire. È una cosa assurda. A mio avviso, non essendo stata dichiarata subito, dopo 30 giorni non aveva più senso. Il tempo trascorso aveva permesso che persone con patologie più gravi, alcune poi decedute, erano già state ricoverate in ospedale. La paura tra l’altro aveva portato le persone a star chiuse in casa in auto isolamento. La zona rossa ha peggiorato una situazione che era già grave. Quindi è stato sbagliatissimo quello che è stato fatto, cioè richiederla a furor di popolo. Ad Arielli e Crecchio i sindaci sono stati più coraggiosi e hanno espresso il loro diniego, dato che i cittadini stavano già rispettando le regole e la zona con numerosi contagi era circoscritta. A Caldari è stata più che altro simbolica, a discapito dei cittadini di Caldari che sono stati discriminati, anche nelle informazioni. È stato un accanimento.

Che opinione hai sulla manifestazione del 4 maggio organizzata dai commercianti per la restituzione delle chiavi dei locali al Sindaco?

I commercianti hanno tutta la mia vicinanza. Sono un imprenditore e capisco cosa vuol dire dover garantire i livelli occupazionali, il pagamento delle tasse e i servizi. Siamo in uno stato d’incertezza che già c’era ma che si è acuito con l’emergenza, e che ti porta a vivere alla giornata. Riguardo la manifestazione, se ci fosse stata una riconsegna delle chiavi da parte di una delegazione di commercianti e qualcuno avesse chiesto il significato del gesto allora il tutto poteva assumere un senso. Ma quando accendi la tv e vedi che parla il Sindaco con la fascia tricolore e dietro c’è anche la Dama... Credo che abbiamo rasentato il ridicolo. Seppur nata da un’idea giusta, cioè quella di manifestare il proprio disagio, c’è stata poi una strumentalizzazione abbastanza evidente che porta a dire che il Comune di Ortona non ha fatto una bella figura. Non ho visto i commercianti spiegare i motivi dell’iniziativa ma ho visto il Comune che si è fatto portavoce di questo malcontento. In altre parole: una passerella politica. Dal mio canto ho mostrato solidarietà all’associazione dei commercianti, invitandoli a tenere duro e rimboccarsi le maniche, poi ho anche inviato loro dei link a cui accedere per fare richiesta per i bandi di sostegno.

Riguardo i 226mila euro stanziati dall’amministrazione per l’emergenza, secondo te sono stati utilizzati in modo appropriato? Tra i vari utilizzi ci sono ad esempio i rimborsi di TARI e TOSAP.

Non sono stati dei veri e propri rimborsi perché non sono arrivati in modo diretto e sostanziale. Hanno messo soltanto una pezza. Quello che chiedevo insieme ad altri esponenti della minoranza era, infatti, di aiutare, con una variazione di bilancio, le associazioni di volontariato che sono state in prima linea durante la pandemia. Per rendere l'idea basta pensare alla mensa di solidarietà che pre-Covid riusciva a sfamare un centinaio di persone mentre adesso il numero è quasi triplicato. Una cosa che ho proposto e che mi sarebbe piaciuto veder realizzata è l’impegno da parte del Comune di fondi per le famiglie indigenti. Purtroppo è stato approvato un bilancio a febbraio che era strutturato come se la crisi pandemica non esistesse. C’erano capitoli di spesa lasciati così come erano stati preventivati a gennaio.

Parliamo dell’ospedale di Ortona: eri favorevole a farlo diventare un centro Covid o no?

Assolutamente favorevole. L’ho dichiarato anche tramite dei comunicati che abbiamo fatto come Fratelli d’Italia Ortona. Chi meglio del dottor Franco Vanni (coordinatore cittadino di FdI, ndr) poteva confermare che anche Ortona doveva essere trasformato in Covid hospital? L’ospedale di Ortona è stato indicato in un secondo momento, quando i contagi continuavano a salire e a Chieti si era raggiunta la capienza massima. C’era quindi la necessità di individuare un altro ospedale nell’azienda sanitaria Lanciano-Vasto-Chieti. La volontà non era quella di trasformarlo nell’immediatezza ma solo all’occorrenza, quindi è stata una decisione più che altro cautelativa quella dell’Asl. Ma ciò che tengo a dire è che trasformare l’ospedale di Ortona in centro Covid avrebbe dato modo di concentrare una serie di energie, professionalità e investimenti al suo interno. Ortona ha perso un’opportunità. Difendere sempre il proprio orticello, come in questo caso, non porta da nessuna parte. Il Covid hospital avrebbe permesso di portare ad Ortona unità operative complesse di altissimo livello, avrebbe permesso di aprire reparti che ad oggi mancano come pneumologia e malattie infettive.

Passiamo alla politica. Da esponente di un partito che è alla guida della Regione, qual è lo scenario migliore che si può prospettare nel 2022 per la vittoria del centro-destra nelle elezioni comunali?

L’auspicio è quello di ritrovare una maggiore coesione tra le varie anime del centro-destra, unità che spero arrivi in maniera fisiologica. Sarebbe sciocco che si litigasse e si andasse divisi. Purtroppo politicamente si vive ormai alla giornata e quello che ci diciamo oggi potrebbe cambiare domani. Intanto possiamo dire che il centro-destra oggi ad Ortona sia all’opposizione: questo è poco ma sicuro. Opposizione che non deve essere soltanto di contestazione dell’attuale Amministrazione ma che deve anche iniziare un percorso di proposte sul territorio. Con FdI ci siamo riuniti ed organizzati e stiamo scrivendo un bel progetto per Ortona e ci piacerebbe discuterlo con la cittadinanza quando si potrà. Come centro-destra credo che ci sia bisogno anche di un’apertura ad un mondo più civico e moderato, che voglia costruire con noi il futuro di questa Città. Il 2022 sembra lontano ma non è così, è tempo di iniziare a lavorare su idee e i progetti. Ho ancora molto entusiasmo. Spero ci sia un coinvolgimento sempre maggiore di ragazzi e volti nuovi.

Hai detto che il centrodestra al momento si trova all’opposizione. Perché questa precisazione?

Ogni tanto c’è bisogno di ricordarlo, perché vi sarete accorti che per il rinnovo del Consiglio provinciale Leonzio (allora esponente della maggioranza di Castiglione poi dimessosi, ndr) fu proposto come un membro della lista di centro-destra. Leonzio quindi si trovò a diventare consigliere provinciale in una lista di centro-destra. Grazie alle sue dimissioni, oggi ha preso il suo posto Nicola Tiberio, che è un rappresentante di FdI e che, nonostante non sia di Ortona, ci ha dato modo di entrare in Consiglio provinciale come partito. Mi riferivo anche all’ingresso di Marcello Di Bartolomeo in Giunta, che faceva parte della coalizione che ha sostenuto Peppino Polidori. Tutto ciò poteva far pensare che ci fossero dei segnali di avvicinamento dell'amministrazione al centro-destra. In realtà non è cosi perché questa è un’amministrazione ibrida che non ha preso una parte.

Cosa pensi di questo "carattere ibrido" dell'amministrazione?

La politica non si può fare così, non si può amministrare in questo modo, soprattutto quando si tratta di Ortona che ha degli asset strategici fondamentali, come il porto o l’ospedale. Non ci si può permettere di essere camaleontici, bisogna essere schierati, bisogna avere degli interlocutori validi a cui dimostrare credibilità. Cosa che noi oggi non abbiamo.

Tornando a parlare del centro-destra... Come si supera il problema della scelta del candidato sindaco? Una soluzione potrebbero essere le primarie? Ti riproporresti come candidato sindaco?

Sarei disposto a candidarmi di nuovo ma, qualora ci fosse la necessità, sarei disposto a fare un passo indietro per mantenere l’unità della coalizione. Riguardo le primarie, sono assolutamente contrario. Sono la dimostrazione dell'incapacità di fare sintesi da parte di chi fa politica e dell’incapacità di trovare una soluzione. Inoltre divide e non unisce, e per di più dà anche agli avversari la possibilità di scegliere il candidato più debole. Quindi la trovo una sciocchezza, una cosa demagogica e di sinistra.

Forza Italia a Chieti ha stretto un patto per le Comunali di settembre con Italia Viva, che ha fatto molto discutere Ad Ortona c’è il "rischio" che succeda una cosa del genere? Il caso di Chieti si può riflettere su Ortona?

Non credo, perché ad Ortona si voterà fra due anni mentre a Chieti fra due mesi. Politicamente parlando, Chieti ed Ortona sono due città molto lontane quindi. Però permettetemi di correggervi: non è corretto dire che Forza Italia abbia fatto un accordo con Italia Viva perché a livello nazionale c’è stato da poco un vertice in cui Berlusconi, Meloni e Salvini sono usciti con posizioni unitarie. Forza Italia ha trovato quindi una sua posizione all’interno del centro-destra con Fratelli d'Italia e Lega.

L'artefice di questa manovra politica teatina è Mauro Febbo, assessore regionale di Marsilio. Non pensi sia una sorta di tradimento?

Febbo si è sospeso da Forza Italia, eppure non ha rimesso le deleghe a Marsilio. Purtroppo sui territori siamo abituati a vedere posizioni personali e autoreferenziali con la pretesa di ognuno di scegliersi il proprio candidato, come succede ora a Chieti, e questa è una follia. Ma lo abbiamo visto anche ad Ortona nel 2017, con il centro-destra diviso.

Quindi c'è il rischio concreto che ciò riaccada anche nelle comunali del 2022?

Non è da escludere ma non credo che ciò che sta accadendo a Chieti influenzerà Ortona. Persiste però il rischio che si ripresentino situazioni personali di rivendicazioni di leadership sul territorio, influenzando negativamente la competizione elettorale, come nel 2017.

Ma perché secondo te si è creata quella situazione a Chieti?

Ho due letture. La prima è che ci sia la strategia di aumentare il numero di candidati sindaco per abbassare il quorum e permettere al candidato della coalizione di centro-destra di riuscire a vincere al primo turno. La seconda a è che l’assessore regionale (Mauro Febbo, ndr) stia cercando di crearsi un elettorato proprio a causa del timore di non riuscire a creare una lista forte con Forza Italia perché sarebbe travolto in termini di consensi da FdI e Lega. A quel punto allora meglio non avere il simbolo partitico e crearsi un elettorato civico che possa garantirgli anche qualche voto alle regionali future. Comunque la cosa certa è che quando fai parte di un partito politico e sei in una coalizione, rispondi ai tuoi diretti superiori. Ci può anche stare la scelta dell’assessore di Forza Italia ma per buon gusto dovrebbe dimettersi da assessore.

Tornando ad Ortona, in questi giorni ci sono giunte voci su un possibile ritorno di Fratino come trade union del centro-destra...

Sugli ex amministratori di centro-destra posso solo esprimere pareri positivi e di apprezzamento, in un modo o nell’altro hanno determinato 20 anni della storia della nostra città. Se Nicola Fratino o Puletti decidessero di ritornare ad interessarsi e a proporsi ci sarà solo da ringraziarli cercando di trarre da loro gli insegnamenti più utili. È una buona notizia per il centro-destra, per la città di Ortona e per me.

Quindi saresti disposto a partecipare attivamente a una coalizione che abbia come candidato sindaco Fratino?

Non ho problemi se in un discorso corale e di comunione di intenti si scelga un nome diverso dal mio. Farei un passo indietro, l'ho già detto.

Anche il sindaco Castiglione era parte di quel centro-destra... Lo vedresti come attore di questo progetto?

Castiglione non è assolutamente proponibile nel centro-destra, questo lo rimarco con forza. Né oggi e né domani potrebbe farne parte. Ha fatto delle scelte completamente diverse, comunque rispettabili, ma che lo pongono lontano da noi.

Con Peppino Polidori invece c’è collaborazione? Nel 2017 siete andati divisi...

Sto condividendo un percorso amministrativo in Consiglio comunale con Peppino Polidori ma anche con Simonetta Schiazza. Su alcune temi, infatti, non siamo andati in sinergia con gli altri colleghi della minoranza.

Per chiudere il discorso, quante probabilità ci sono che il centro-destra si presenti unito alle prossime elezioni?

Il 98% di possibilità, sempre che non si commettano gli errori del passato.

Il presidente della Regione Marsilio è stato al porto di Ortona e ha presentato un crono-programma. Sappiamo bene che ad Ortona ci sono molte opere “grandi incompiute”, come la bretella autostradale, il dragaggio e la ciclopedonale. Secondo te, c’è la possibilità che alcune di queste siano terminate prima della fine del mandato di Marsilio o di quello di Castiglione?

Penso che la pista ciclopedonale riuscirà a vedere la luce. Riguardo il porto, l’ARAP (Azienda Regionale delle Attività Produttive, ndr) si è impegnata con il suo nuovo consiglio d’amministrazione a bandire direttamente le gare per il completamento delle operazioni di dragaggio perché una parte è stata già fatta. Quindi i lavori saranno certamente terminati prima della fine del mandato di Marsilio; per la fine di quello di Castiglione mi sembra difficile.

Sei ottimista sullo sviluppo del porto di Ortona quindi?

Da poco c'è stata la nomina di un rappresentante del nostro porto all’interno dell’Autorità di sistema portuale (Gennaro Strever, ndr) perciò anche gli stanziamenti all’interno dell’Autorità di sistema potrebbero avere un’accelerata se come Città saremo bravi ad intercettarli e a fare pressione all’interno dell’Autorità di sistema. Sfugge a molti ma la Regione non ha una competenza diretta sui porti. Può stanziare fondi, certo, ma gli interventi diretti, essendo porti di rilevanza nazionale, sono di diretta competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e in questo caso dell’Autorità di sistema.

Essendo tu dello stesso partito del Presidente della Regione, non hai mai cercato di intercedere con la Regione per conto del Comune di Ortona?

Mi sono posto in maniera costruttiva dal primo momento. Ho avvertito un senso di responsabilità maggiore quando il centrodestra ha vinto in Regione. Sicuramente ricorderete la prima visita di Marsilio ad Ortona, quando lo portammo in visita al porto. In quell’occasione, su mia espressa volontà, facemmo anche visita al Sindaco e all’Assise comunale, per una questione di rispetto e perché ci tenevo che in qualche modo si creasse una filiera. Consigliai al Sindaco di fare dei passi verso il centro-destra, ad esempio quando si votò per il presidente della Provincia di Chieti e la scelta era tra Pupillo e Di Primio. Era chiaro che bisognava sostenere Umberto di Primio, perché tra l’altro è anche il presidente del Comitato ristretto dei sindaci, dove Ortona manca da quando è stata commissariata. Purtroppo quei passi verso il centro-destra non ci sono stati. Castiglione ha preferito stare fermo, non andando né verso destra né verso sinistra; cosa che ha messo Ortona nell’isolamento dalla vita politica regionale. Il Sindaco è riuscito a mantenersi in equilibrio nel civismo ma non è riuscito ad affiancare questo civismo ad un valido progetto politico. L'entrata della Canosa in Giunta forse non è proprio casuale, oltre ad essere figlia di accordi politici fatti durante il ballottaggio.

Quindi secondo te l'amministrazione è destinata a contare sempre meno a livello regionale?

Assolutamente sì e i risultati lo dimostrano. Ho cercato di mettermi a disposizione per la Città, come dicevo, per tutelarci. Oggi però non si può parlare di un Sindaco vicino al centro-destra e mi sembra abbastanza evidente.

Ma una sorta di dialogo istituzionale ci dovrà pure essere...

Il dialogo non c’è e lo testimonia la nomina all’interno dell’Autorità portuale di un imprenditore di San Salvo a rappresentanza del porto di Ortona. Questo è il prezzo che Ortona paga per non aver fatto dei passi verso questa nomina senza mai prendere una posizione su un nome. Quella rappresentanza poteva essere affidata a un ortonese.

Perché si fatica sempre ad individuare il porto di Ortona come porto abruzzese di riferimento?

Perché in Abruzzo prima delle questioni politiche vengono quelle di campanile che in città come Vasto è molto sviluppato, ad esempio, mentre ad Ortona un vero campanilismo non c’è. Non ci sono ortonesi nei posti che contano e che possano quindi rappresentare il disagio e le esigenze di questa città. I nostri interessi non sono tutelati perchè mancano i rappresentanti in Regione.

Ultima argomento: il PRG. Cosa pensi del Piano in dirittura d'arrivo?

Sul PRG ho avanzato una richiesta di chiarimenti, in parte evasa, in merito alla scelta fatta a monte che non mi vede d’accordo. Questo è un Piano regolatore che ha degli indici di superficie edificabile molto bassi, elemento che ha generato una svalutazione del 60% dei terreni. Oggi stiamo andando a trasformare in zone agricole porzioni di territorio in cui molti in precedenza avevano ottenuto l’edificabilità pagando le relative tasse, non potendoci costruire nulla sopra. Questo espone il Comune a molti ricorsi. Si tratta di un PRG che una volta approvato non permetterà più di costruire e fermerà una Città già morta. Prima c’era una previsione di sviluppo demografico eccessivamente positiva, oggi eccessivamente negativa. Ci sono state delle contro-deduzioni alle osservazioni da parte dell’ufficio tecnico accolte parzialmente ma poi bocciate dalla maggioranza, soprattutto riguardo le riserve, dove si è preferito bloccare i lavori e presentare due presunti piani particolareggiati. Assurdo.

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