"Daremo la giusta ricompensa a Caldari per lo sforzo compiuto a beneficio di tutta la Città.

Settimo ed ultimo appuntamento con il nostro ciclo di interviste agli attuali protagonisti della politica ortonese. Abbiamo prima di tutto affrontato con il sindaco Leo Castiglione il solito tema dell'emergenza Covid, vista però dalla prospettiva di un primo cittadino, soffermandoci anche su quanto avvenuto nella frazione di Villa Caldari. "Vogliamo intervenire con le opere su Caldari utilizzando gli stanziamenti economici di Governo e Regione per le zone rosse", ha dichiarato proprio a riguardo Castiglione. Molti i temi trattati durante l'intervista fra cui quello delle tre "grandi incompiute". In particolare, alla nostra domanda su una possibile conclusione di queste opere entro fine mandato, Castiglione non si sbilancia e su pista ciclabile e dragaggio dichiara: "penso a lavorare giorno per giorno, non penso alla fine del mandato, ma mi auguro che vengano concluse". Sulla bretella A14-porto, invece, si dichiara disponibile a prendere in carico i lavori a livello comunale, chiedendo che venga tolta la competenza alla Provincia. Il Primo Cittadino sembra quindi sperare in una rielezione nelle prossime comunali del 2022 per realizzare interamente il suo programma elettorale presentato nel 2017: "il lavoro di un sindaco può essere valutato nell’arco di due mandati - afferma Castiglione - e cercherò di far capire questo ai cittadini nella prossima campagna elettorale, dopo che avrò realizzato quanto più possibile del mio programma presentato cinque anni fa, senza trovare scuse e a testa alta, perché nessuno ha la bacchetta magica".

Il sindaco Leo Castiglione

Sindaco, com’è stato gestire il Coronavirus da primo cittadino?

Trovarsi in una situazione impensabile ti fa riscoprire il vero senso e i veri valori della vita. In ogni crisi c’è sempre un aspetto positivo e, in questo caso, da primo cittadino posso dire che risiede nel fatto che Ortona si è ritrovata come comunità. A parte casi episodici, ho sentito molto la vicinanza di una Città che aveva capito che in quel momento ero alla guida di una situazione che andava sempre peggiorando.

Cosa ti lascia umanamente quest’esperienza?

Un desiderio di memoria. Non dobbiamo dimenticare i morti di Caldari, né le persone che in quel periodo sono state costrette a vivere in zona rossa, in una situazione di drammatica sofferenza in cui molti, date le condizioni di semi-libertà, non hanno neppure potuto contare sull’affetto dei propri cari. Non dobbiamo dimenticarlo se vogliamo ripartire con valore.

Quindi pensi che il rapporto fra istituzioni e cittadini esca rafforzato dopo questi mesi?

La mia percezione è questa. I cittadini si aspettavano molto da noi, io ce l’ho messa tutta cercando di trasmettere loro fiducia, lanciando messaggi di presenza e azione. Sono fiero di far parte di quell’insieme di amministratori locali che ha anticipato le prime misure messe in campo dal presidente Conte ad inizio pandemia.

È stata sottovalutata secondo te l’emergenza all’inizio?

Inizialmente siamo partiti un po’ tutti alla leggera, anche quando abbiamo sentito del primo caso a Roseto. Quando poi siamo stati toccati più da vicino, tutti abbiamo dovuto fare i conti con una situazione gravissima che, attenzione, rischia di non essere del tutto superata. Anzi, approfitto di questo spazio per appellarmi ancora una volta agli ortonesi: continuiamo ad applicare il distanziamento sociale e a metterci le mascherine!

La manifestazione del 4 maggio con la Dama delle chiavi non è stata un po’ fuori luogo? Forse è stata sottovalutata anche questa?

Quella manifestazione si è tenuta nel rispetto delle regole e con i dovuti controlli. La mattina stessa, quando mi sono affacciato alla finestra del municipio, notando piccoli assembramenti ho telefonato al Capo della Polizia per sincerarmi del fatto che di lì a poco sarebbero intervenuti. Altrimenti non sarei mai sceso.

Non si poteva mandare sotto al Municipio una delegazione di commercianti piuttosto che un folto gruppo?

Non dovete chiederlo a me. Non è stata l'amministrazione ad organizzare la manifestazione.

L’uso della Dama in quell’occasione, da ortonese e da primo cittadino, che effetto ti ha fatto?

In quel momento sinceramente avevo altri pensieri. Pensavo ai problemi di quelle persone che avevano chiuso le attività inconsapevoli del proprio futuro.

E pensandoci oggi “a freddo”?

La vedrei come un simbolo di speranza. In ogni caso ci tengo a precisare che per me era impossibile, eventualmente, vietare di far sfilare la Dama, non essendone l'organizzatore. Lasciatemi dire però una cosa sul commercio ad Ortona: è arrivato il momento in cui gli ortonesi tornino a spendere un po’ di più nella propria Città.

Parliamo della zona rossa a Caldari. In molti affermano che sia stata istituita tardi. Altri aggiungono addirittura che, arrivati a quel punto, istituirla fosse diventato inutile. Sei d’accordo o no?

Meglio tardi che mai! E i numeri ci danno ragione. Io l’avevo richiesta dieci giorni prima perché avevamo due morti e una decina di postivi. Dopo dieci giorni, i morti sono saliti a nove. Pensate cosa sarebbe successo se non l’avessero istituita per niente…

Ti senti di individuare qualche responsabilità rispetto a questo ritardo?

Assolutamente no. È facile parlare quando non si gestisce la cosa pubblica in prima persona. È stata una situazione inedita che ci ha messi tutti in difficoltà, e chi non lo ammette è in mala fede. Mi sentivo con il presidente Marsilio almeno una volta alla settimana.

E sulla fine della zona rossa? In molti hanno lamentato il fatto che fosse durata troppo…

Inizialmente avevo pressioni per istituirla, poi per toglierla. È sempre così. La verità è una: si è sempre seguito il criterio scientifico, le emozioni sono state messe da parte così come gli interessi economici particolari del momento. Era una questione di vita o di morte.

Quello dei caldaresi è stato un sacrificio immane fatto per l’intera Città. Avete pensato ad una qualche forma di ringraziamento per la comunità di Villa Caldari, per esempio investendo in quella zona?

Abbiamo qualche idea. Vedrete. Gli interventi più importanti li ha messi in campo il Governo riconoscendo alle zone rosse dei finanziamenti, così come la Regione. Useremo quei soldi su Caldari.

Puoi anticiparci qualcosa?

Vogliamo intervenire con le opere. Abbiamo approvato una delibera per la riqualificazione della piazza e del corso di Caldari. Realizzeremo anche un campetto al parco di via Dubbi, un dosso davanti alla scuola elementare. Stiamo anche intervenendo sulle strade bianche.

A livello comunale c’è stata collaborazione con la minoranza durante l’emergenza?

A parte qualche esponente, non ho sentito la vicinanza delle opposizioni. Mi sarei aspettato una "pacca sulla spalla", un messaggio... Invece ho addirittura ricevuto critiche inutili. Sono cose che fanno male non politicamente ma a livello umano. Con la mia amministrazione ho fatto il massimo e non ho rimpianti.

Però in Consiglio comunale i consiglieri di minoranza hanno avanzato diverse proposte…

Ma non parlo degli atti in Consiglio comunale, quelle cose fanno parte della normale dialettica politica. È mancata la solidarietà istituzionale nel momento di piena emergenza.

Perché eravate contrari all’ospedale-Covid ad Ortona?

Per la semplice ragione che l’oncologia non può convivere con un ipotetico reparto Covid. Il Bernabeo avrebbe avuto bisogno di interventi da 3 o 4 milioni per differenziare i due reparti.

Non pensi però che con una differenziazione realizzata seguendo le norme non ci sarebbe stato nessun rischio e Ortona si sarebbe ritrovata con un ospedale ristrutturato?

Bisogna uscire dal campanile e mettere al primo posto la salute dei cittadini, che passa attraverso un sistema sanitario ben collaudato su un territorio che non deve limitarsi alla Città di Ortona. Quindi, se il nostro distretto ospedaliero è ormai a vocazione chirurgica è lì che deve svilupparsi ed attrarre investimenti. La mia opposizione al Covid-hospital andava proprio nella direzione di salvaguardare l’identità del nostro ospedale. Per capirci, se avessimo avuto un Bernabeo vuoto allora il discorso sarebbe stato diverso e avrei potuto percepire il Covid-hospital come un'occasione.

A prescindere da come è andata a finire, la scelta iniziale di individuare proprio l’ospedale di Ortona come Covid-hospital è stata avallata dal Comitato ristretto dei sindaci, del quale Ortona non fa più parte da anni. Non è importante rientrare nel Comitato onde evitare che si ripetano episodi del genere?

Ci proviamo ma non è facile rientrare dato che Ortona è uscita da quel Comitato dopo il commissariamento di d’Ottavio. Stare sui tavoli è sempre importante ma la verità, in questo caso, è che il Bernabeo, tecnicamente, si dovrebbe definire stabilimento, essendo una costola dell’ospedale di Chieti. Purtroppo, questa trasformazione sanitaria incide sul peso stesso della Città in seno a quell’organo. Bisogna prenderne atto e lottare. Per fortuna siamo una amministrazione attenta ed abbiamo evitato comunque il peggio in questa partita. Prima di me purtroppo si è usciti invece sconfitti in partite come quelle su punto nascite, pediatria e ginecologia. Non dimentichiamo che quello di Ortona doveva essere valorizzato come “ospedale rosa” e invece di “rosa” è rimasta solo l’oncologia e quindi senologia e radiologia.

Parliamo un po’ di politica. Ti ricandiderai per il secondo mandato?

Se dovessi rispettare la teoria, condivisa da molti, per cui il lavoro di un sindaco può essere valutato nell’arco di due mandati, allora dovrei farlo. Ma di certo non è un obbligo. I primi due anni sono stati anni di sacrifici, come avevamo preannunciato all’inizio del mandato, perché abbiamo trovato una situazione di bilancio da risanare, con una anticipazione di cassa negativa di 1,5 milioni. Invece oggi il segno è positivo e possiamo cominciare a raccogliere quanto seminato. I due anni e mezzo che abbiamo ancora davanti diranno molto su questa amministrazione.

Cosa avete intenzione di fare?

Stiamo già lavorando sulle opere, in Città sono visibili i primi cantieri. Ma stiamo portando a casa importanti finanziamenti come quelli sul rischio idrogeologico con cui intervenire su Costantinopoli e su via Marina. A breve presenteremo il progetto definitivo per la zona di Santa Lucia, per cui abbiamo ottenuto un finanziamento da 800mila euro per il consolidamento del colle. La nostra priorità è poi la scuola, con tanti finanziamenti già arrivati, ad esempio per San Nicola, Gran Sasso, Via Mazzini, San Giuseppe, Caldari, San Leonardo e Piazza San Francesco. Tutti interventi mirati, di adeguamento e messa in sicurezza, che faranno la differenza.

Tornando al discorso sulle elezioni. Come immagini le prossime comunali del 2022? Ti aspetti il ritorno dei partiti oppure credi in un’altra competizione civica?

Ogni mandato nasce da un progetto politico. Evidentemente due anni e mezzo fa sarò stato bravo e fortunato ad indovinare il momento, la strategia giusta e le persone adatte per vincere ed amministrare come volevo. Ad oggi le condizioni per portare avanti un progetto civico sono ancora valide ma tra due anni valuterò. Ora è ancora troppo presto per dare una risposta definitiva. Certamente la mia aspirazione è quella di restare civico, una scelta che oggi rifarei, dato che ad Ortona non c’è ancora uno scenario politico alternativo.

Pensi sia ancora possibile una sfida con Giorgio Marchegiano, come nel 2017?

Non ci penso per niente, non so neppure se Giorgio si candiderà. Prenderò atto di qualsiasi cosa.

Ti spaventa invece la prospettiva che l’unione del centro-destra ad Ortona possa spezzare questo “incantesimo” Civico?

Ho rispetto di tutti ma non temo nessuno e credo che in politica contino le idee e i programmi. Cosa che cercherò di far capire ai cittadini nella prossima campagna elettorale, dopo che avrò realizzato quanto più possibile del mio programma presentato cinque anni fa, senza trovare scuse e a testa alta. Nessuno ha la bacchetta magica.

Politicamente provieni dal centro-destra... Oggi ipoteticamente dove ti collocheresti?

Mi sento di incarnare quel bisogno dei cittadini che sono stufi della vecchia politica lenta e macchinosa, con Consigli comunali inefficienti e litigiosi. Il resto è tutto politichese, superato. Le logiche partitiche non mi interessano più.

Cosa pensi della tua opposizione?

La minoranza che c’è in Consiglio comunale è una minoranza che vorrebbe far credere di essere compatta, cosa non vera e basta vedere come votano. Preferiscono Facebook alle azioni politiche concrete. Noi siamo una amministrazione aperta, eppure non vedo consiglieri di opposizione che vengono nel mio ufficio a presentarmi i problemi che intercettano. A proposito di Facebook, c’è un consigliere che passa il suo tempo, ogni domenica, a scrivere quelli che io scherzosamente definisco “Angelus”, di cui sto facendo una raccolta che mostrerò nella prossima campagna elettorale.

Proprio sui social si è molto ironizzato sul tuo utilizzo dell’aggettivo “epocale” riferito all’abbattimento della cabina elettrica della Marina. Ridefiniresti quell’intervento epocale?

Questo aggettivo lo userò fino alla fine, per ogni opera o intervento che farò. Ho ancora tante cose epocali da fare per Ortona, come la pulizia del torrente ai Saraceni, adesso in corso, con un intervento da 150mila euro. I cittadini se ne ricorderanno, mentre in molti continueranno a ridere e scherzare su Facebook. Stiamo intervenendo in contrade e zone che queste persone neppure sanno dove si trovino, come località Marenzi e Contrada Vaccaro. Potrei dilungarmi ed annoiarvi con le opere ed i progetti in cantiere.

Un'altra critica che ti si muove spesso è che l’amministrazione si sia limitata in questi anni ad inaugurare solo opere pensate e progettate da altri...

Abbiamo anche fatto questo, è vero. Ma non vedo perché ciò debba rappresentare un disvalore. Per farvi un esempio, il Mercato Coperto l’ha ristrutturato l’amministrazione d’Ottavio, verissimo. Eppure in quel progetto mancava, per dirne una, l’antincendio. La mia amministrazione ha dovuto utilizzare altri 150mila euro per completare quell'opera.

Questa sarà la giunta definitiva, visti i diversi rimpasti?

Non mi è stato possibile proseguire con la stessa squadra dall’inizio alla fine a causa di motivi personali legati ai singoli che hanno lasciato, altrimenti la squadra sarebbe rimasta invariata.

Gli ingressi in giunta di Cristiana Canosa (candidata con l'ammiraglio Veri) e Marcello Di Bartolomeo (candidato con Peppino Polidori) non sono un po’ ambigui?

Ho scardinato questa mentalità, che definirei provinciale, delle logiche di partito. Per me l’ingresso in giunta di queste due persone è un vanto, perché ho dimostrato che contano le persone e non i simboli. Le critiche non mi interessano. Per me non sarebbe stato un problema neanche accogliere un ex candidato dei Cinque Stelle, se si fossero candidati alle scorse elezioni. Mi circonderò sempre di persone che hanno le capacità e le professionalità di cui ho bisogno.

Ce la faremo a vedere la pista ciclabile completa entro la fine di questo mandato?

Me lo auguro, così come mi auguro di poter terminare il dragaggio e di concludere il Piano regolatore generale e demaniale. Penso a lavorare giorno per giorno, non penso alla fine del mandato.

Che idea di sviluppo hai per la pista ciclabile una volta che sarà completa da Nord a Sud?

Immagino una pista con tutti i servizi attinenti alla struttura stessa: dalla somministrazione di alimenti e bevande ai servizi per i ciclisti. Tutte cose che è naturale che stiano intorno ad una pista ciclabile. Ma soprattutto, immagino la zona di Postilli e del Foro tutta riorganizzata attorno alla pista, con servizi permanenti. Darebbe tutta un’altra immagine ad una zona ingiustamente degradata. Lo stesso Prg va in contro a tutto questo, nel rispetto dell’ambiente.

E per il collegamento pista ciclabile-Città?

Magari ci riuscirà chi verrà dopo di me se non sarò rieletto, ma il collegamento sarà fondamentale sia verso la Città che verso l'interno con l'ex tracciato della Sangritana.

Invece per la bretella A14-porto?

Lì si tratta di una opera provinciale ferma da troppo tempo. Sto provando in tutti modi a fare pressione per lo sblocco di quel cantiere. Saremmo disposti addirittura a farci carico come Comune dell'opera, togliendo la realizzazione della bretella dalla competenza provinciale.

È vero che entro il 2022 eliminerete i parcheggi di piazza San Tommaso rimettendo in funzione il multipiano del Ciavocco, come ci ha detto l’assessore Canosa nella sua intervista?

Assolutamente vero. Stiamo lavorando sul project financing per dare in gestione il parcheggio. Vogliamo realizzare un centro storico con una Ztl che si rispetti, riqualificando anche i vicoli del Corso.

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